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Politica

«L’educativa di strada è l'unica risposta seria per il problema di Via Bonomo e del Giardino di Strada di Guardiella»

Luca Marsi·
La situazione di degrado denunciata da esercenti e residenti tra il Giardino di Strada di Guardiella e Via Bonomo, in particolare nell’area del centro commerciale Il Giulia, è stata ieri al centro di una seduta di VI Circoscrizione aperta al pubblico. Roberta Balestra, direttrice del Dipartimento delle Dipendenze Legali e Illegali, e operatori del Terzo Settore hanno chiesto con forza al Comune, di intervenire destinando fondi e risorse sull’educativa di strada.
 
«Dalla seduta di ieri è emerso chiaramente quanto sia necessario che il Comune si faccia parte attiva per realizzare un progetto di educativa di strada, finalizzato a rafforzare i fattori protettivi e ridurre quelli di rischio, aumentare l’autonomia e promuovere l’ascolto, il benessere. Progetto che potrebbe essere sperimentato nel rione di San Giovanni per poi poter essere replicato in altre realtà cittadine» – spiega Lucia Vazzoler, Capogruppo di Adesso Trieste in Sesta Circoscrizione.
 
«Pur riconoscendo la gravità del problema pensiamo che le soluzioni improntate solo a politiche securitarie siano del tutto inadeguate – sottolinea Matteo Verdiani, Consigliere di Adesso Trieste in Sesta Circoscrizione – Il problema non è la presenza del “Ser.T” e della sua relativa utenza. Volendo perseguire questa linea dovremmo citare negativamente anche l’alcologia, i padiglioni del dipartimento di salute mentale e tutte le realtà che cercano di alleviare un disagio che non vogliamo vedere, ma che c’è e si sta facendo sentire. Non è la presenza di certi servizi a far sì che esistano problemi legati alle dipendenze e/o al disagio mentale, ma sono proprio le problematiche legate alla dipendenza e al disagio mentale a far sì che certi servizi esistano. Dobbiamo attuare strategie per combattere la povertà, in questo caso educativa, e non i poveri.
 
Da ultime segnalazioni e monitoraggi pare vi sia anche una numerosa presenza di ragazzi più giovani d’età compresa tra i 17 e i 25 anni dei quali la maggior parte non  risulta essere seguita dai servizi sopra citati. Dove sono quindi i servizi educativi? Forse l’educativa di strada, come detto dall’assessore Grilli, non sarà la panacea di ogni male o la risposta ad ogni domanda, tuttavia resta il fatto che il mandato educativo è in capo al comune e con ragazzi così giovani sarebbe giusto lavorare in tal senso creando con loro una relazione fiduciaria direttamente nei loro luoghi informali di aggregazione. Non possiamo continuare a permetterci di vedere questi giovani solo dopo spiacevoli fatti di cronaca proponendo attività “correttive”. L’educazione comincia molto prima, è progettualità.  Perché non si può pensare alla sicurezza come a un bisogno al quale si può rispondere con questo tipo di attività e non sempre e solo con il registro dell’emergenza? La progettualità garantirebbe risultati a lungo termine, invece di raccontarci ciclicamente quelle stesse problematiche legate alla miseria educativa e culturale di molti».
 

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