FVG, scontro sui controlli alla caccia: «Non possono essere affidati a chi rappresenta i cacciatori»

Si accende il confronto sulla vigilanza venatoria in Friuli Venezia Giulia a pochi giorni dalla pre-apertura della stagione di caccia, fissata per il 2 settembre. Il Partito Animalista Italiano del FVG e Animal Pride Defending Association intervengono duramente dopo l’annuncio di Federcaccia Friuli Venezia Giulia relativo a un piano di controlli sul territorio affidato a una quarantina di propri agenti.
Le due associazioni contestano soprattutto un principio: chi effettua i controlli, sostengono, dovrebbe essere totalmente indipendente rispetto ai soggetti sottoposti alla vigilanza.
«Il controllore coincide con il controllato»
Il Partito Animalista Italiano e Animal Pride parlano di un «cortocircuito evidente».
Secondo le associazioni, un'organizzazione rappresentativa del mondo venatorio non potrebbe contemporaneamente presentarsi come soggetto terzo nel controllo del rispetto delle regole da parte degli stessi cacciatori.
«Il controllore, in questo caso, coincide con il controllato», sostengono.
La questione viene ricondotta al principio della terzietà e dell'imparzialità dei controlli, richiamando anche il concetto latino del nemo iudex in causa sua, secondo cui nessuno dovrebbe essere giudice in una questione che lo riguarda direttamente.
«Necessario essere super partes»
La posizione viene espressa dal coordinatore regionale del Partito Animalista Italiano Fabio Rabak, dalla portavoce regionale Irene Giurovich e dalla presidente di Animal Pride Patrizia Munarin.
«Un'associazione i cui iscritti sono cacciatori, i cui organi rappresentano gli interessi dei cacciatori e la cui stessa ragione sociale è la promozione dell'attività venatoria, non può al contempo presentarsi come garante imparziale del rispetto delle regole da parte dei cacciatori», affermano.
Per PAI e Animal Pride, quindi, non si tratterebbe di una forma di vigilanza realmente indipendente, bensì di un sistema di autoregolamentazione interna alla categoria.
La contestazione sulle guardie venatorie volontarie
Le associazioni pongono poi l'accento sul ruolo delle guardie venatorie volontarie e sui loro effettivi poteri.
Nel documento viene sottolineato che tali figure non disporrebbero delle stesse prerogative riconosciute agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria.
PAI e Animal Pride richiamano in particolare l'articolo 28 della legge 157 del 1992 e sostengono che gli interventi di carattere repressivo più incisivi restino attribuiti alle forze dotate delle qualifiche previste dalla normativa.
Da qui la critica al concetto stesso di «presidio del territorio» utilizzato per descrivere il piano annunciato.
«Prevenzione o autopromozione?»
Le due associazioni contestano anche il linguaggio utilizzato attorno all'iniziativa.
Secondo PAI e Animal Pride, parlare di «prevenzione», «legalità» e «sicurezza» non risolverebbe il problema della necessaria indipendenza del soggetto incaricato della vigilanza.
Il tema viene collegato anche all'uso delle armi da fuoco durante l'attività venatoria e alla contemporanea frequentazione di boschi, campagne e sentieri da parte di cittadini ed escursionisti.
Per gli animalisti, il rispetto delle distanze e delle altre prescrizioni previste dalla legge dovrebbe rappresentare un presupposto ordinario dell'attività venatoria, non un risultato straordinario da rivendicare.
La richiesta: controlli affidati a soggetti indipendenti
Il Partito Animalista Italiano del FVG e Animal Pride chiedono quindi un cambio di modello.
La loro proposta è affidare la vigilanza venatoria a soggetti che considerano effettivamente terzi e dotati delle competenze previste dall'ordinamento, indicando tra questi Carabinieri Forestali, Polizia Provinciale e altre forze di polizia.
Nel comunicato viene inoltre avanzata la richiesta di una revisione normativa del sistema delle guardie volontarie, con particolare riferimento alla presenza delle associazioni venatorie nei meccanismi di abilitazione e formazione dei soggetti destinati a esercitare attività di vigilanza.
Il nodo della credibilità dei controlli
Per le due associazioni, il problema non sarebbe soltanto formale.
«È una questione di credibilità delle istituzioni e di sicurezza reale per chi frequenta boschi, campagne e sentieri durante la stagione venatoria», sostengono.
Il punto centrale della loro posizione è dunque quello della fiducia nel sistema: chi controlla, secondo PAI e Animal Pride, dovrebbe essere percepito come indipendente sia dai cacciatori sia da chi si oppone alla caccia.
Verso il 2 settembre, confronto sempre più acceso
La presa di posizione arriva a ridosso della pre-apertura della stagione venatoria prevista per il 2 settembre, appuntamento che riporta inevitabilmente al centro del dibattito il rapporto tra caccia, controlli, sicurezza e tutela della fauna.
Il confronto è destinato quindi a proseguire, con le associazioni animaliste che chiedono un sistema di vigilanza completamente separato dalle organizzazioni rappresentative dei cacciatori.
foto ia
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