Caso Grilz, Fratoianni interroga il Ministro: "Stop ai riti neofascisti a Trieste"

“Con l’interrogazione depositata in data odierna dall’onorevole Nicola Fratoianni, il caso della commemorazione di Almerigo Grilz arriva direttamente al Ministro dell’Interno. Non si chiede una generica presa d’atto, ma un chiarimento politico e istituzionale preciso: se il Ministero sia a conoscenza di quanto avvenuto a Trieste il 19 maggio e quali iniziative intenda assumere per evitare che manifestazioni segnate da gesti, slogan e simbologie in continuità con il fascismo continuino a ricevere spazio, visibilità e legittimazione”.
Lo dichiara Sebastiano Badin, segretario regionale di Sinistra Italiana.
“L’interrogazione ricostruisce una commemorazione trasformata in rito politico neofascista, tra braccia tese, ‘presente’ e camerati nostalgici; l’aggressione ai manifestanti antifascisti, a passanti e giornalisti; il ferimento del giornalista de Il Piccolo Gianpaolo Sarti; una gestione dell’ordine pubblico che, ancora una volta, sembra aver trattato l’antifascismo come il problema da contenere, mentre il raduno dell’estrema destra veniva tollerato” prosegue Elisa Moro, segretaria del circolo di Trieste di Sinistra Italiana.
“Fratoianni chiede al Ministro di fare piena luce su quanto accaduto e di assicurare che chi si è reso responsabile di aggressioni, intimidazioni e gesti di apologia venga perseguito. Non si può continuare a derubricare tutto a tensione tra opposti estremismi. Da una parte c’è chi mette in scena ritualità fasciste e pratiche squadristiche, dall’altra chi difende i valori costituzionali” insiste Moro.
“L’interrogazione richiama esplicitamente la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, la Legge Scelba, la Legge Mancino e la giurisprudenza sul saluto romano. Non siamo nel campo delle opinioni o della nostalgia privata: siamo davanti a un confine democratico che lo Stato deve far rispettare”.
“Trieste non può essere lasciata ogni anno in balia di appuntamenti che diventano passerelle dell’estrema destra. Il Ministero deve dire con chiarezza se intende garantire la sicurezza, la serenità e la dignità delle comunità locali, oppure se questi riti continueranno a essere considerati una consuetudine accettabile”.
“Per noi la risposta è inequivocabile: nessuna legittimazione per chi richiama il fascismo, nessuna ambiguità verso chi aggredisce, nessun ribaltamento delle responsabilità contro chi manifesta in difesa dell’antifascismo.” conclude Moro.
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