Neve e ghiaccio a Trieste, sfogo di un triestino: “con che coraggio chiamar i rider con sto tempo”

Neve e ghiaccio a Trieste, sfogo di un triestino: “con che coraggio chiamar i rider con sto tempo”

“Torno a casa de lavor ieri sera, martedì 6 gennaio 2026, e cossa incrocio dei rider”. Lo racconta così un triestino, rientrando dal lavoro in una città coperta da neve e ghiaccio, con strade scivolose e temperature rigide. Una scena che lo colpisce e che diventa subito motivo di indignazione.

Neve, freddo e rischio: la rabbia contro chi ordina con il maltempo

Il punto non sono i rider, ma chi li manda in strada. “Con che coraggio te ciami per farte portar a casa de magnar con sto tempo”, è l’accusa diretta. In una sera segnata da condizioni difficili, vedere scooter e biciclette affrontare il ghiaccio diventa per lui il simbolo di una comodità pagata sulla pelle di altri.

La mancia come misura di rispetto

Lo sfogo si chiude con una richiesta che suona come un appello morale: “spero almeno che 10 iuri te ghe li gabi dai de mancia”. La mancia non come extra, ma come riconoscimento minimo per chi lavora sotto la neve, al freddo e con il rischio di cadere.

Non contro i rider, ma per la loro dignità

Nel racconto non c’è attacco a chi consegna. Al contrario, emerge una forma di solidarietà ruvida verso chi, anche con neve e ghiaccio, continua a lavorare. La critica è tutta rivolta a chi ordina senza interrogarsi sulle condizioni reali in cui avviene la consegna.

Uno sfogo che divide Trieste

C’è chi applaude al messaggio, leggendo empatia e buon senso, e chi invece difende la libertà di usare servizi ormai quotidiani. Ma lo sfogo fotografa una domanda che resta sospesa sulla città: fino a che punto le nostre abitudini valgono il rischio degli altri, soprattutto quando Trieste diventa una lastra di ghiaccio?