Trieste, maxi indagine sui rifiuti: 47 persone indagate, passati al setaccio 2.803 formulari

Una vasta e complessa indagine sulla gestione e sullo stoccaggio dei rifiuti a Trieste ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 47 persone. L'operazione è stata condotta dagli operatori del Nucleo di Polizia Ambientale della Polizia Locale di Trieste, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Trieste, con l'obiettivo di contrastare una presunta attività diffusa di gestione e traffico illecito di rifiuti.
L'indagine, tuttora nella fase preliminare, ha interessato sia rifiuti pericolosi sia non pericolosi e ha portato gli investigatori ad approfondire anche l'attività di una società autorizzata allo stoccaggio di rifiuti non pericolosi.
Nel corso dell'attività sono stati eseguiti decreti di perquisizione e sequestro, mentre gli investigatori hanno sottoposto a un controllo capillare la documentazione acquisita, arrivando ad analizzare 2.803 formulari identificativi dei rifiuti.
Le contestazioni hanno carattere provvisorio e tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un eventuale accertamento definitivo della responsabilità.
L’indagine partita da osservazioni, controlli e pedinamenti
L'attività investigativa ha preso avvio attraverso una prolungata serie di osservazioni, controlli e pedinamenti effettuati sul territorio comunale.
Nel mirino degli investigatori sono finiti alcuni soggetti che, secondo quanto ricostruito durante le indagini, avrebbero svolto attività di gestione di rifiuti pericolosi e non pericolosi, sia per conto proprio sia per conto di terzi, senza disporre dei necessari titoli autorizzativi.
Secondo la ricostruzione investigativa, i rifiuti sarebbero stati conferiti nei diversi bottini presenti in città e nei centri comunali di raccolta.
Una modalità che, secondo quanto evidenziato dalla Polizia Locale, avrebbe determinato non soltanto un potenziale pericolo per l'ambiente, ma anche un aggravio dei costi sostenuti dalla collettività.
L’attenzione si sposta su una società di stoccaggio
L'indagine si è successivamente allargata.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni dei soggetti monitorati si sarebbero rivolti anche alla sede locale di una società regolarmente autorizzata allo stoccaggio di rifiuti non pericolosi, pur non essendo iscritti all'Albo Nazionale Gestori Ambientali.
Attraverso anche l'utilizzo di strumentazione tecnologica, gli investigatori si sono quindi concentrati sull'attività dell'impianto.
La struttura, pur svolgendo anche una regolare attività, avrebbe ricevuto sistematicamente, secondo l'ipotesi investigativa, rifiuti di diversa tipologia, prevalentemente riconducibili ad attività di demolizione edile, provenienti da soggetti privi della necessaria iscrizione all'Albo Nazionale Gestori Ambientali.
In altri casi, sempre secondo quanto riportato, sarebbero emerse iscrizioni sospese o l'utilizzo di veicoli non registrati.
Nel mirino anche i formulari dei rifiuti
Un ruolo centrale nell'inchiesta è stato assunto dalla documentazione necessaria a garantire la tracciabilità dei rifiuti.
La Polizia Locale sottolinea come l'assenza dei formulari di identificazione dei rifiuti, i cosiddetti F.I.R., o l'indicazione di dati non corretti non rappresenti soltanto un problema formale.
Secondo gli investigatori, la mancanza di una documentazione corretta impedisce infatti di ricostruire adeguatamente il percorso dei materiali, la loro tipologia e il passaggio dal produttore fino all'impianto finale.
Una situazione che, secondo quanto evidenziato nell'ambito dell'indagine, può inoltre determinare una forma di concorrenza sleale nei confronti degli operatori regolari, che sostengono gli adempimenti e i costi necessari per operare nel rispetto della normativa.
Denunciati gli amministratori e i legali rappresentanti
Gli amministratori e i legali rappresentanti della società sono stati denunciati nell'ambito dell'indagine.
Le contestazioni riguardano la presunta gestione dell'impianto in difformità rispetto alle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni regionali e comunali e la presunta apertura di scarichi abusivi, con riferimento agli articoli 255, 256 e 137 del Testo Unico Ambientale indicati nella comunicazione della Polizia Locale.
Parallelamente, gli investigatori hanno ricostruito i singoli conferimenti ritenuti illeciti, che sarebbero stati effettuati prevalentemente da imprenditori e titolari di ditte individuali.
Anche in questo caso si tratta di contestazioni formulate nella fase delle indagini preliminari e non di responsabilità definitivamente accertate.
Perquisizioni e sequestri con il supporto di ARPA
Gli approfondimenti sono culminati nell'esecuzione di decreti di perquisizione e sequestro nei locali della società.
Le attività sono state condotte in collaborazione con i tecnici del servizio ispettivo di ARPA, Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente.
Gli accertamenti avrebbero consentito di individuare ulteriori difformità operative relative alle modalità di stoccaggio dei rifiuti, ampliando così il quadro oggetto dell'inchiesta.
44 interrogatori e 2.803 formulari esaminati
La mole di materiale raccolto restituisce le dimensioni dell'attività investigativa.
Gli operatori hanno dato esecuzione agli interrogatori delegati dall'autorità giudiziaria nei confronti di 44 persone iscritte nel registro degli indagati per reati ambientali.
Parallelamente è iniziata una complessa analisi della documentazione sottoposta a sequestro.
Sono stati controllati 2.803 formulari identificativi dei rifiuti, confrontandone il contenuto con i dati raccolti dagli operatori durante i monitoraggi effettuati sul territorio nella precedente fase dell'indagine.
Il comunicato indica complessivamente 47 persone indagate, mentre specifica che 44 di queste sono state interessate dagli interrogatori delegati.
L’inchiesta resta nella fase preliminare
L'operazione rappresenta uno degli interventi messi in campo dalla Procura della Repubblica e dal Nucleo di Polizia Ambientale per il controllo della filiera dello smaltimento dei rifiuti e la tutela del territorio triestino.
È fondamentale, tuttavia, distinguere le ipotesi investigative dalle responsabilità definitivamente accertate.
Il procedimento si trova infatti nella fase delle indagini preliminari. Le acquisizioni investigative hanno natura provvisoria, così come non hanno carattere definitivo i provvedimenti cautelari emanati e le contestazioni formulate.
In applicazione del principio costituzionale della presunzione di innocenza, nessuna delle persone sottoposte alle indagini può essere considerata colpevole prima di un eventuale accertamento definitivo della responsabilità. Proprio per questa ragione non sono state diffuse generalità o informazioni che possano consentire l'identificazione degli indagati.
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