Monfalcone, dal 7 dicembre la mostra "Lucio Fontana e i mondi oltre la tela"
“Il valore della mostra Lucio Fontana e i mondi oltre la tela. Tra Oggetto e Pittura, che si terrà dall’8 dicembre 2019 al 2 marzo 2020 nella Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone” – ha sottolineato l’Assessore alla Cultura del Comune di Monfalcone Luca Fasan, durante una conferenza stampa a pochi giorni dall’inaugurazione del 7 dicembre alla quale, su invito del curatore Giovanni Granzotto, saranno presenti molti dei maestri le cui opere saranno esposte in mostra – “insieme alle altre azioni che stiamo proponendo nel campo della cultura, come il recente accordo con la Fondazione Musei Civici di Venezia, stanno portando la città alla ribalta internazionale. Il periodo scelto per l’apertura, proprio sotto Natale, e l’inserimento della mostra nella programmazione ideata per il periodo natalizio” – ha detto Fasan – “vanno a supportare il valore che diamo a questa festività e al senso di appartenenza alle nostre radici. Consapevoli dell’importanza di questa esposizione, che proporrà 32 opere di Lucio Fontana e una cinquantina di opere dei maggiori maestri dell’arte contemporanea, insisteremo sulla divulgazione culturale, organizzando numerose visite guidate, e sul coinvolgimento delle giovani generazioni attraverso le nostre scuole”.
“La mostra Lucio Fontana e i mondi oltre la tela. Tra Oggetto e Pittura, amplia e approfondisce” – ha affermato il curatore Giovanni Granzotto ricordando l’esposizione tenutasi in estate al Museo Archeologico Regionale di Aosta – il percorso creativo su carta di Lucio Fontana, che lo ha portato negli anni a indagare le possibilità della sua ricerca, anche nella direzione di un superamento dei limiti dimensionali del quadro”.
Un’opera come Studio per concetto spaziale (1964), proveniente da una collezione friulana, sottolinea come in quegli anni Fontana stesse affrontando la forma ovale, in quel ciclo limitato e determinante che è stato la “Fine di Dio”. In queste opere immanenza e trascendenza si fondono in una sacralità laica, dove la forma dell’uovo, intesa tradizionalmente come origine e divina proporzione, diviene il luogo ideale per gli squarci e i buchi fontaniani.
“Anche la sezione dedicata alle ceramiche – ha evidenziato Granzotto – “è approfondita in questa mostra con l’inserimento di un sublime taglio bianco (1959), in cui Fontana trova proprio nella solida morbidezza della ceramica, memore dell’esperienza barocca, l’essenziale gesto in cui si riassume lo spazialismo”.
Pur in una coerenza tematica, anche le sezioni dedicate ai maestri che hanno proseguito le suggestioni e le illuminazioni fontaniane sono ampliate e approfondite con nuove opere di Manzoni (un emozionante e concettuale “Fiato d’artista”), Castellani, Bonalumi, Spalletti, Colombo, Biasi, Crippa, Rampin e Tornquist.
La ricerca di Fontana si mostra, per molti aspetti, come un vero proprio incipit dell’arte contemporanea. È in quest’ottica che i curatori hanno identificato alcuni artisti (da Piero Manzoni a Agostino Bonalumi e Enrico Castellani, da Alberto Biasi a Gianni Colombo, da Mario Deluigi a Tancredi e Morandis, da Roberto Crippa a Gianni Dova, sino a Giuseppe Santomaso, Ettore Spalletti, Nunzio, Ben Ormenese, Sandro Martini, Riccardo Licata, Gastone Biggi e molti altri) attraverso i quali hanno costruito un percorso espositivo di oltre ottanta opere in grado di approfondire le linee di ricerca in cui si possono riconoscere i mondi di Fontana.
Un’opera come Studio per concetto spaziale (1964), proveniente da una collezione friulana, sottolinea come in quegli anni Fontana stesse affrontando la forma ovale, in quel ciclo limitato e determinante che è stato la “Fine di Dio”. In queste opere immanenza e trascendenza si fondono in una sacralità laica, dove la forma dell’uovo, intesa tradizionalmente come origine e divina proporzione, diviene il luogo ideale per gli squarci e i buchi fontaniani.
“Anche la sezione dedicata alle ceramiche – ha evidenziato Granzotto – “è approfondita in questa mostra con l’inserimento di un sublime taglio bianco (1959), in cui Fontana trova proprio nella solida morbidezza della ceramica, memore dell’esperienza barocca, l’essenziale gesto in cui si riassume lo spazialismo”.
Pur in una coerenza tematica, anche le sezioni dedicate ai maestri che hanno proseguito le suggestioni e le illuminazioni fontaniane sono ampliate e approfondite con nuove opere di Manzoni (un emozionante e concettuale “Fiato d’artista”), Castellani, Bonalumi, Spalletti, Colombo, Biasi, Crippa, Rampin e Tornquist.
La ricerca di Fontana si mostra, per molti aspetti, come un vero proprio incipit dell’arte contemporanea. È in quest’ottica che i curatori hanno identificato alcuni artisti (da Piero Manzoni a Agostino Bonalumi e Enrico Castellani, da Alberto Biasi a Gianni Colombo, da Mario Deluigi a Tancredi e Morandis, da Roberto Crippa a Gianni Dova, sino a Giuseppe Santomaso, Ettore Spalletti, Nunzio, Ben Ormenese, Sandro Martini, Riccardo Licata, Gastone Biggi e molti altri) attraverso i quali hanno costruito un percorso espositivo di oltre ottanta opere in grado di approfondire le linee di ricerca in cui si possono riconoscere i mondi di Fontana.
Pur in una coerenza tematica, anche le sezioni dedicate ai maestri che hanno proseguito le suggestioni e le illuminazioni fontaniane sono ampliate e approfondite con nuove opere di Manzoni (un emozionante e concettuale “Fiato d’artista”), Castellani, Bonalumi, Spalletti, Colombo, Biasi, Crippa, Rampin e Tornquist.
La ricerca di Fontana si mostra, per molti aspetti, come un vero proprio incipit dell’arte contemporanea. È in quest’ottica che i curatori hanno identificato alcuni artisti (da Piero Manzoni a Agostino Bonalumi e Enrico Castellani, da Alberto Biasi a Gianni Colombo, da Mario Deluigi a Tancredi e Morandis, da Roberto Crippa a Gianni Dova, sino a Giuseppe Santomaso, Ettore Spalletti, Nunzio, Ben Ormenese, Sandro Martini, Riccardo Licata, Gastone Biggi e molti altri) attraverso i quali hanno costruito un percorso espositivo di oltre ottanta opere in grado di approfondire le linee di ricerca in cui si possono riconoscere i mondi di Fontana.
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