Città per la Vita - Città contro la Pena di Morte, sabato 30 ricco cartellone di eventi a Trieste
Sabato 30 novembre è in programma la XVIII edizione della Giornata Internazionale “Cities for life/Cities against the Death Penalty-Città per la Vita/Città contro la Pena di Morte”, in ricordo della prima abolizione della Pena capitale avvenuta nel Granducato di Toscana nel 1786, una campagna che mette in risalto il ruolo che possono svolgere nel mondo le Municipalità attraverso l'organizzazione di iniziative educative e culturali che mantengano viva l'attenzione sulla tematica quali mobilitazioni, sit-in, spettacoli, assemblee pubbliche, incontri informativi in scuole e università. E’ la più grande mobilitazione abolizionista mondiale comprendendo oggi circa 2200 città, tra cui 90 capitali nei cinque continenti, che realizzano in contemporanea eventi tesi a valorizzare monumenti o luoghi simbolo e interventi mirati alla sensibilizzazione dei cittadini.
In diciotto anni, secondo il sito http://nodeathpenalty.santegidio.org, sono stati illuminati 783 monumenti di 92 nazioni nei cinque Continenti, con promozione di 6674 iniziative sul territorio.
Il Comune di Trieste con apposita Delibera Giuntale ha aderito a questa campagna, promossa dalla Comunità di Sant'Egidio nazionale e sostenuta dall'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).
L’iniziativa è stata presentata stamane in Municipio dall’assessore comunale alle Pari Opportunità e ai Giovani Francesca De Santis con la responsabile della Comunità di Sant’Egidio, sezione locale, Emanuela Pascucci ed Emanuele Ferri, e della signora Tamara Chikunova, donna uzbeka di religione cristiana ortodossa che ha raccontato le vicissitudini legate alla sua esperienza di madre di un giustiziato per fucilazione nel 2000.
Il programma prevede che nella giornata del 30 novembre 2019 venga effettuata da parte dei tecnici addetti l'illuminazione speciale, in color magenta, della Fontana di piazza della Borsa quale “logo vivente” dell'adesione alla campagna contro la pena di morte. Mentre nel pomeriggio, alle ore 17,30 nella Sala municipale Tergeste di Piazza Unità d'Italia 4/d, in collaborazione con l’Assessorato Pari opportunità del Comune di Trieste, si terrà un appuntamento aperto alla cittadinanza con la sig.ra Tamara Chikunova, cui poi seguirà, il giorno dopo, una mattinata di testimonianza nelle scuole.
“Ringrazio la Comunità di Sant’Egidio per l’importante messaggio di pace e per la campagna di sensibilizzazione sul tema della pena di morte – ha affermato l’assessore De Santis -. E’ indispensabile perlarne, come avviene per le donne vittime di violenza, per evitare che si compiano queste atrocità che lasciano sconcerto anche nelle nuove generazioni. Una di queste tragedie ha colpito Tamara Chikunova che ha perso il figlio a causa della pena di morte. Con coraggio ha saputo sollevarsi e lottare per l’abolizione fondando l’Associazione “Madri contro la Pena di Morte e la Tortura”, piccola Ong che agendo al fianco dei condannati mediante una continua attività informativa e grazie all’appoggio del pool del “Soccorso legale di qualità”, di Amnesty International, della Comunità di Sant’Egidio, ha contribuito a salvare dalla pena capitale 21 individui e ad ottenere nel 2008 l’abolizione della pena capitale in Uzbekistan, dove ogni anno erano eseguite più di 200 sentenze. Uno degli spettacoli in calendario nel progetto L.E.I. affrontava proprio il tema delle ‘madri coraggio’, comune a tanti stati che vivono questo dramma”.
Pascucci ha ricordato l’impegno della Comunità di Sant’Egidio e del Comune di Trieste che dal 2002, con la prima edizione, sostiene la causa contro la pena di morte. Una battaglia complessa e difficile che ha già raggiunto 2000 condannati e che ogni anno, il 30 novembre, vede la mobilitazione di migliaia di persone in tutto il mondo. Dopo anni di lotte civili e sforzi diplomatici a tutti i livelli, secondo i dati a disposizione della Comunità di Sant’Egidio e di Amnesty International, ad oggi risulta che sono più di due terzi i Paesi che hanno abolito la pena capitale per legge o nella pratica. Nel 2018, in base alle statistiche, si è registrato un decremento nell’impiego della pena di morte, del 31% rispetto al 2017. Sono state invece eseguite 690 sentenze in 20 nazioni (tra cui Iran, Arabia Saudita, Vietnam e Iraq) a cui andrebbero aggiunte le migliaia stimate in Cina (dove i dati sono segreto di stato).
Dopo la morte del figlio Dimitrij, avvenuta a 28 anni, Tamara Chikunova ha ricordato i fatti ‘punto di partenza’ di un orrore che ha coinvolto lei e il figlio Dimitrj: nel 1999, in Uzbekistan, alcuni attentati terroristici portarono a misure sempre più restrittive da parte del Governo (di Karimov) con numerosi arresti di attivisti dell’opposizione nonché imprigionamento arbitrario di centinaia di dissidenti politici. In tale contesto, il 17 aprile 1999, tre uomini in abiti civili del Dipartimento affari interni arrestarono il figlio Dimitrij per un presunto omicidio di cui lui si dichiarò innocente e per il quale vi è stata una riabilitazione postuma con verdetto di iniquità del processo. Dopo essere stata a sua volta arrestata, solo sei mesi dopo l’arresto la signora Tamara rivide suo figlio in carcere, ma non lo riconobbe subito per le disumane condizioni in cui si trovava. Il giorno 11 novembre 1999 venne poi emessa la condanna alla fucilazione, eseguita di nascosto alle 10 di mattina del 10 luglio 2000, mentre a sua insaputa e sentendo gli spari, sua madre stava parlando con i secondini. I parenti in Uzbekistan infatti non avevano diritto di sapere nulla sulla morte della persona cara né sul luogo di sepoltura: soltanto dopo 40 giorni venne consegnata alla madre l’ultima lettera del figlio che, per lei, vale come testamento: vivere aiutando chi sta nel braccio della morte.
Di qui la nascita della Ong “Madri contro la Pena di Morte e la Tortura”, perdonando gli uccisori del figlio perché nella vendetta si sarebbe sentita una criminale e nella convinzione che il mondo debba essere guidato dall’amore ma pure che siano tutti carnefici i cittadini di Paesi che permettono la pena di morte.
Il Comune di Trieste con apposita Delibera Giuntale ha aderito a questa campagna, promossa dalla Comunità di Sant'Egidio nazionale e sostenuta dall'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).
L’iniziativa è stata presentata stamane in Municipio dall’assessore comunale alle Pari Opportunità e ai Giovani Francesca De Santis con la responsabile della Comunità di Sant’Egidio, sezione locale, Emanuela Pascucci ed Emanuele Ferri, e della signora Tamara Chikunova, donna uzbeka di religione cristiana ortodossa che ha raccontato le vicissitudini legate alla sua esperienza di madre di un giustiziato per fucilazione nel 2000.
Il programma prevede che nella giornata del 30 novembre 2019 venga effettuata da parte dei tecnici addetti l'illuminazione speciale, in color magenta, della Fontana di piazza della Borsa quale “logo vivente” dell'adesione alla campagna contro la pena di morte. Mentre nel pomeriggio, alle ore 17,30 nella Sala municipale Tergeste di Piazza Unità d'Italia 4/d, in collaborazione con l’Assessorato Pari opportunità del Comune di Trieste, si terrà un appuntamento aperto alla cittadinanza con la sig.ra Tamara Chikunova, cui poi seguirà, il giorno dopo, una mattinata di testimonianza nelle scuole.
“Ringrazio la Comunità di Sant’Egidio per l’importante messaggio di pace e per la campagna di sensibilizzazione sul tema della pena di morte – ha affermato l’assessore De Santis -. E’ indispensabile perlarne, come avviene per le donne vittime di violenza, per evitare che si compiano queste atrocità che lasciano sconcerto anche nelle nuove generazioni. Una di queste tragedie ha colpito Tamara Chikunova che ha perso il figlio a causa della pena di morte. Con coraggio ha saputo sollevarsi e lottare per l’abolizione fondando l’Associazione “Madri contro la Pena di Morte e la Tortura”, piccola Ong che agendo al fianco dei condannati mediante una continua attività informativa e grazie all’appoggio del pool del “Soccorso legale di qualità”, di Amnesty International, della Comunità di Sant’Egidio, ha contribuito a salvare dalla pena capitale 21 individui e ad ottenere nel 2008 l’abolizione della pena capitale in Uzbekistan, dove ogni anno erano eseguite più di 200 sentenze. Uno degli spettacoli in calendario nel progetto L.E.I. affrontava proprio il tema delle ‘madri coraggio’, comune a tanti stati che vivono questo dramma”.
Pascucci ha ricordato l’impegno della Comunità di Sant’Egidio e del Comune di Trieste che dal 2002, con la prima edizione, sostiene la causa contro la pena di morte. Una battaglia complessa e difficile che ha già raggiunto 2000 condannati e che ogni anno, il 30 novembre, vede la mobilitazione di migliaia di persone in tutto il mondo. Dopo anni di lotte civili e sforzi diplomatici a tutti i livelli, secondo i dati a disposizione della Comunità di Sant’Egidio e di Amnesty International, ad oggi risulta che sono più di due terzi i Paesi che hanno abolito la pena capitale per legge o nella pratica. Nel 2018, in base alle statistiche, si è registrato un decremento nell’impiego della pena di morte, del 31% rispetto al 2017. Sono state invece eseguite 690 sentenze in 20 nazioni (tra cui Iran, Arabia Saudita, Vietnam e Iraq) a cui andrebbero aggiunte le migliaia stimate in Cina (dove i dati sono segreto di stato).
Dopo la morte del figlio Dimitrij, avvenuta a 28 anni, Tamara Chikunova ha ricordato i fatti ‘punto di partenza’ di un orrore che ha coinvolto lei e il figlio Dimitrj: nel 1999, in Uzbekistan, alcuni attentati terroristici portarono a misure sempre più restrittive da parte del Governo (di Karimov) con numerosi arresti di attivisti dell’opposizione nonché imprigionamento arbitrario di centinaia di dissidenti politici. In tale contesto, il 17 aprile 1999, tre uomini in abiti civili del Dipartimento affari interni arrestarono il figlio Dimitrij per un presunto omicidio di cui lui si dichiarò innocente e per il quale vi è stata una riabilitazione postuma con verdetto di iniquità del processo. Dopo essere stata a sua volta arrestata, solo sei mesi dopo l’arresto la signora Tamara rivide suo figlio in carcere, ma non lo riconobbe subito per le disumane condizioni in cui si trovava. Il giorno 11 novembre 1999 venne poi emessa la condanna alla fucilazione, eseguita di nascosto alle 10 di mattina del 10 luglio 2000, mentre a sua insaputa e sentendo gli spari, sua madre stava parlando con i secondini. I parenti in Uzbekistan infatti non avevano diritto di sapere nulla sulla morte della persona cara né sul luogo di sepoltura: soltanto dopo 40 giorni venne consegnata alla madre l’ultima lettera del figlio che, per lei, vale come testamento: vivere aiutando chi sta nel braccio della morte.
Di qui la nascita della Ong “Madri contro la Pena di Morte e la Tortura”, perdonando gli uccisori del figlio perché nella vendetta si sarebbe sentita una criminale e nella convinzione che il mondo debba essere guidato dall’amore ma pure che siano tutti carnefici i cittadini di Paesi che permettono la pena di morte.
Il programma prevede che nella giornata del 30 novembre 2019 venga effettuata da parte dei tecnici addetti l'illuminazione speciale, in color magenta, della Fontana di piazza della Borsa quale “logo vivente” dell'adesione alla campagna contro la pena di morte. Mentre nel pomeriggio, alle ore 17,30 nella Sala municipale Tergeste di Piazza Unità d'Italia 4/d, in collaborazione con l’Assessorato Pari opportunità del Comune di Trieste, si terrà un appuntamento aperto alla cittadinanza con la sig.ra Tamara Chikunova, cui poi seguirà, il giorno dopo, una mattinata di testimonianza nelle scuole.
“Ringrazio la Comunità di Sant’Egidio per l’importante messaggio di pace e per la campagna di sensibilizzazione sul tema della pena di morte – ha affermato l’assessore De Santis -. E’ indispensabile perlarne, come avviene per le donne vittime di violenza, per evitare che si compiano queste atrocità che lasciano sconcerto anche nelle nuove generazioni. Una di queste tragedie ha colpito Tamara Chikunova che ha perso il figlio a causa della pena di morte. Con coraggio ha saputo sollevarsi e lottare per l’abolizione fondando l’Associazione “Madri contro la Pena di Morte e la Tortura”, piccola Ong che agendo al fianco dei condannati mediante una continua attività informativa e grazie all’appoggio del pool del “Soccorso legale di qualità”, di Amnesty International, della Comunità di Sant’Egidio, ha contribuito a salvare dalla pena capitale 21 individui e ad ottenere nel 2008 l’abolizione della pena capitale in Uzbekistan, dove ogni anno erano eseguite più di 200 sentenze. Uno degli spettacoli in calendario nel progetto L.E.I. affrontava proprio il tema delle ‘madri coraggio’, comune a tanti stati che vivono questo dramma”.
Pascucci ha ricordato l’impegno della Comunità di Sant’Egidio e del Comune di Trieste che dal 2002, con la prima edizione, sostiene la causa contro la pena di morte. Una battaglia complessa e difficile che ha già raggiunto 2000 condannati e che ogni anno, il 30 novembre, vede la mobilitazione di migliaia di persone in tutto il mondo. Dopo anni di lotte civili e sforzi diplomatici a tutti i livelli, secondo i dati a disposizione della Comunità di Sant’Egidio e di Amnesty International, ad oggi risulta che sono più di due terzi i Paesi che hanno abolito la pena capitale per legge o nella pratica. Nel 2018, in base alle statistiche, si è registrato un decremento nell’impiego della pena di morte, del 31% rispetto al 2017. Sono state invece eseguite 690 sentenze in 20 nazioni (tra cui Iran, Arabia Saudita, Vietnam e Iraq) a cui andrebbero aggiunte le migliaia stimate in Cina (dove i dati sono segreto di stato).
Dopo la morte del figlio Dimitrij, avvenuta a 28 anni, Tamara Chikunova ha ricordato i fatti ‘punto di partenza’ di un orrore che ha coinvolto lei e il figlio Dimitrj: nel 1999, in Uzbekistan, alcuni attentati terroristici portarono a misure sempre più restrittive da parte del Governo (di Karimov) con numerosi arresti di attivisti dell’opposizione nonché imprigionamento arbitrario di centinaia di dissidenti politici. In tale contesto, il 17 aprile 1999, tre uomini in abiti civili del Dipartimento affari interni arrestarono il figlio Dimitrij per un presunto omicidio di cui lui si dichiarò innocente e per il quale vi è stata una riabilitazione postuma con verdetto di iniquità del processo. Dopo essere stata a sua volta arrestata, solo sei mesi dopo l’arresto la signora Tamara rivide suo figlio in carcere, ma non lo riconobbe subito per le disumane condizioni in cui si trovava. Il giorno 11 novembre 1999 venne poi emessa la condanna alla fucilazione, eseguita di nascosto alle 10 di mattina del 10 luglio 2000, mentre a sua insaputa e sentendo gli spari, sua madre stava parlando con i secondini. I parenti in Uzbekistan infatti non avevano diritto di sapere nulla sulla morte della persona cara né sul luogo di sepoltura: soltanto dopo 40 giorni venne consegnata alla madre l’ultima lettera del figlio che, per lei, vale come testamento: vivere aiutando chi sta nel braccio della morte.
Di qui la nascita della Ong “Madri contro la Pena di Morte e la Tortura”, perdonando gli uccisori del figlio perché nella vendetta si sarebbe sentita una criminale e nella convinzione che il mondo debba essere guidato dall’amore ma pure che siano tutti carnefici i cittadini di Paesi che permettono la pena di morte.
Pascucci ha ricordato l’impegno della Comunità di Sant’Egidio e del Comune di Trieste che dal 2002, con la prima edizione, sostiene la causa contro la pena di morte. Una battaglia complessa e difficile che ha già raggiunto 2000 condannati e che ogni anno, il 30 novembre, vede la mobilitazione di migliaia di persone in tutto il mondo. Dopo anni di lotte civili e sforzi diplomatici a tutti i livelli, secondo i dati a disposizione della Comunità di Sant’Egidio e di Amnesty International, ad oggi risulta che sono più di due terzi i Paesi che hanno abolito la pena capitale per legge o nella pratica. Nel 2018, in base alle statistiche, si è registrato un decremento nell’impiego della pena di morte, del 31% rispetto al 2017. Sono state invece eseguite 690 sentenze in 20 nazioni (tra cui Iran, Arabia Saudita, Vietnam e Iraq) a cui andrebbero aggiunte le migliaia stimate in Cina (dove i dati sono segreto di stato).
Dopo la morte del figlio Dimitrij, avvenuta a 28 anni, Tamara Chikunova ha ricordato i fatti ‘punto di partenza’ di un orrore che ha coinvolto lei e il figlio Dimitrj: nel 1999, in Uzbekistan, alcuni attentati terroristici portarono a misure sempre più restrittive da parte del Governo (di Karimov) con numerosi arresti di attivisti dell’opposizione nonché imprigionamento arbitrario di centinaia di dissidenti politici. In tale contesto, il 17 aprile 1999, tre uomini in abiti civili del Dipartimento affari interni arrestarono il figlio Dimitrij per un presunto omicidio di cui lui si dichiarò innocente e per il quale vi è stata una riabilitazione postuma con verdetto di iniquità del processo. Dopo essere stata a sua volta arrestata, solo sei mesi dopo l’arresto la signora Tamara rivide suo figlio in carcere, ma non lo riconobbe subito per le disumane condizioni in cui si trovava. Il giorno 11 novembre 1999 venne poi emessa la condanna alla fucilazione, eseguita di nascosto alle 10 di mattina del 10 luglio 2000, mentre a sua insaputa e sentendo gli spari, sua madre stava parlando con i secondini. I parenti in Uzbekistan infatti non avevano diritto di sapere nulla sulla morte della persona cara né sul luogo di sepoltura: soltanto dopo 40 giorni venne consegnata alla madre l’ultima lettera del figlio che, per lei, vale come testamento: vivere aiutando chi sta nel braccio della morte.
Di qui la nascita della Ong “Madri contro la Pena di Morte e la Tortura”, perdonando gli uccisori del figlio perché nella vendetta si sarebbe sentita una criminale e nella convinzione che il mondo debba essere guidato dall’amore ma pure che siano tutti carnefici i cittadini di Paesi che permettono la pena di morte.
Di qui la nascita della Ong “Madri contro la Pena di Morte e la Tortura”, perdonando gli uccisori del figlio perché nella vendetta si sarebbe sentita una criminale e nella convinzione che il mondo debba essere guidato dall’amore ma pure che siano tutti carnefici i cittadini di Paesi che permettono la pena di morte.
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