90o anniversario morte di Italo Svevo, giovedì incontri all'Hotel Victoria
L'industriale Ettore Schmitz e il suo alter ego, lo scrittore Italo Svevo, muoiono il 13 settembre 1928 per le conseguenze di un incidente automobilistico, quando la macchina di famiglia, di ritorno dalle terme di Bormio, esce di strada a Motta di Livenza e sbatte violentemente contro un albero. Il cuore affaticato dello scrittore sessantaseienne non è in grado di superare lo choc e Svevo muore poco dopo aver chiesto inutilmente quella che sarebbe stata davvero la sua Ultima Sigaretta.
A novant'anni di distanza da quel tragico momento, il museo a lui dedicato, in collaborazione con Victoria Hotel Letterario, Museo Sartorio e Casa della Musica, lo ricorda con una serie di incontri intesi a presentare una piccola parte delle numerose opere che, in questo 2018 in particolare, sono state dedicate alla sua opera letteraria. Gli incontri prenderanno vita al mattino, alle ore 11, presso la sala dell'Hotel Victoria (via Oriani 2) con la presentazione di due volumi, naturalmente alla presenza delle autrici:
- Silvia Contarini, La coscienza prima di Zeno. Ideologie scientifiche e discorso letterario in Svevo (Cesati, 2018) è un saggio profondo e agile allo stesso tempo sulle nozioni di inconscio prefreudiane che Svevo può aver incontrato nella sua esperienza di lettore (l'opera di Charcot da lui stessa evocata, ad esempio) ed elaborato in prima persona, ben prima di creare il suo più celebre personaggio, Zeno Cosini.
- Sonia Trovato, «A chi nel mar per tanta via m'ha scorto». La fortuna di Ariosto nell'Italia contemporanea (Carocci, 2018) è invece, ovviamente, uno studio dedicato alla ricezione dell'opera ariostesca che incrocia Svevo nell'analisi di una sua poco conosciuta e quasi interamente perduta commedia giovanile in versi, Ariosto Governatore, di cui il diario del fratello Elio ci ha restituito alcuni frammenti.
- Giuseppe Pontiggia, La lente di Svevo (EDB, 2018) è la prima stampa in volume della tesi di laurea che, nel 1959, un giovane Pontiggia, impiegato di banca e studente di Lettere, dedica proprio al romanziere triestino. Attraverso la scrittura di Svevo, la sua ironia e il suo disincanto, la profondità della sua analisi della società, il futuro romanziere lombardo affina le sue armi e la sua consapevolezza di sé in quanto autore. Di questo parleremo con la curatrice Daniela Marcheschi e con Francesco Napoli, editor e giornalista, amico di “Peppo” Pontiggia.
- Riccardo Cepach, Lo specifico del dottor S. - Chi vuole che Argo menta? è una conferenza che nasce dall'unione di due interventi critici già presentati all'Università di Praga e a quella di Oxford, ma non ancora a Trieste, e rappresenta un'indagine quasi poliziesca sullo zampino dell' "editore interno", ossia sulla possibilità che Svevo, sviluppando la struttura narrativa di alcune novelle e del suo romanzo più celebre, La coscienza di Zeno, abbia giocato con la possibilità di una interpolazione del testo tale che il narratore di primo grado (come il dottor S., lo psicanalista che nella finzione del romanzo pubblica le memorie di Zeno Cosini) possa aver alterato le parole di quello di secondo grado, ossia Zeno medesimo, in una vertigine di inattendibilità che fa deflagrare definitivamente il testo e, contemporaneamente, lo rende infinito e inesauribile.
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