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Cronaca

“Tutto questo non può finire”: Curva Nord chiama Trieste a raccolta per salvare la Pallacanestro

Luca Marsi·
“Tutto questo non può finire”: Curva Nord chiama Trieste a raccolta per salvare la Pallacanestro

Un appello forte, durissimo, pieno di tensione ma anche di appartenenza. La Curva Nord Trieste rompe il silenzio e lancia un messaggio che nelle ultime ore sta attraversando la città come un’onda emotiva: “Tutto questo non può finire”.

Non soltanto uno slogan, ma una vera e propria mobilitazione popolare costruita strada per strada, negozio per negozio, locale per locale, con oltre 2000 locandine distribuite in tutta Trieste per tenere viva l’attenzione sul futuro della Pallacanestro Trieste.

Nel lungo comunicato diffuso dalla tifoseria organizzata emerge tutta la preoccupazione per l’incertezza che continua ad avvolgere il futuro del club biancorosso, ma anche la volontà di non restare immobili davanti a uno dei momenti più delicati della storia recente della società.

“Il tempo delle parole è finito”

La Curva Nord parla senza giri di parole.

Secondo gli ultras, il momento dei “faremo”, dei “vedremo” e dei “ci stiamo lavorando” sarebbe ormai terminato. Ora servono risposte concrete, rapide e coordinate.

Nel comunicato viene sottolineato come la città e la tifoseria meritino di affrontare i playoff conoscendo con chiarezza quale sarà il futuro della Pallacanestro Trieste.

«Non abbiamo paura del futuro ma non è più tollerabile l’incertezza del presente» scrive la Curva Nord, in uno dei passaggi più forti del messaggio.

La preoccupazione aumenta anche in vista delle imminenti scadenze federali legate alla concessione della licenza nazionale professionisti per la stagione 2026/2027.

Una data che incombe e che rende il clima ancora più teso attorno al futuro del club.

“Serve unire tutte le forze”

Nel documento emerge anche la convinzione che qualcuno stia già lavorando dietro le quinte per cercare soluzioni concrete, ma che manchi ancora un vero coordinamento comune.

La Curva Nord utilizza una metafora molto chiara: tutti devono remare sulla stessa barca, evitando divisioni, personalismi o silenzi.

L’obiettivo dichiarato è uno solo: garantire la permanenza della Pallacanestro Trieste ai vertici del basket italiano.

Per questo motivo gli ultras hanno annunciato ufficialmente l’apertura di un tavolo di confronto con tutte le realtà politiche cittadine, regionali e nazionali, oltre che con chi ha gestito e gestisce la società.

Una presa di posizione che trasforma la vicenda sportiva in una questione profondamente cittadina e identitaria.

La paura di perdere un patrimonio della città

Nel comunicato il club viene descritto come un patrimonio sociale, culturale e sportivo che appartiene all’intera città.

Ed è proprio questo il punto che emerge con maggiore forza: la sensazione che il destino della Pallacanestro Trieste vada oltre il semplice risultato sportivo.

Per la Curva Nord, la squadra rappresenta un pezzo dell’identità triestina, qualcosa che coinvolge famiglie, generazioni e memoria collettiva.

Da qui nasce anche la scelta della campagna visiva che nelle ultime settimane ha riempito Trieste di locandine e messaggi.

Un tentativo di riportare al centro dell’attenzione pubblica una situazione vissuta con crescente apprensione da gran parte del mondo biancorosso.

“Non sappiamo se ce la faremo, ma vogliamo provarci fino in fondo”

Il finale del comunicato è forse il passaggio più emotivo.

La Curva Nord ammette con realismo che nel basket moderno il denaro resta centrale, ma ribadisce che volontà e perseveranza possono ancora fare la differenza.

«Non sappiamo se ce la faremo ma vogliamo vivere con la consapevolezza di averci provato fino in fondo» scrivono gli ultras.

Una frase che racchiude tutta la tensione, la paura ma anche l’orgoglio di una tifoseria che non vuole assistere passivamente al possibile ridimensionamento di uno dei simboli sportivi più importanti della città.

E intanto, mentre Trieste si prepara ai playoff, quel messaggio continua a comparire ovunque tra le vie cittadine:

“Tutto questo non può finire”.

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