mercoledì 23 settembre 2026
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Cronaca

Trieste vista dalla 29 dopo un turno di lavoro: «Basta telefono, guardiamoci intorno: c’è un mondo»

redazione·
Trieste vista dalla 29 dopo un turno di lavoro: «Basta telefono, guardiamoci intorno: c’è un mondo»

Una corsa serale sulla linea 29, dopo una giornata di lavoro, può diventare un piccolo spaccato di Trieste. Basta fare una cosa diventata quasi inconsueta: lasciare stare per qualche minuto lo smartphone e osservare quello che accade intorno.

È quello che ha fatto una triestina durante il viaggio verso casa, trasformando una normale corsa dell'autobus in un colorato racconto della quotidianità cittadina. Giovani che ridono, una sigaretta elettronica, un uomo con una bottiglia di birra, due innamorati che si baciano, una signora con il carrello della spesa e due ragazzi di ritorno dalla palestra.

Niente di eccezionale. Ed è proprio questo il bello.

«Inveze de remenarme sul telefono guardo cos che me sucedi in torno»

Il racconto comincia dopo un turno di lavoro, intorno alle nove di sera. La protagonista sale sulla 29 e, anziché immergersi nello schermo del telefono, decide semplicemente di guardarsi attorno.

Ed ecco comparire la prima scena: tre ragazze che ridono e chiacchierano tra loro.

«Tre mulete figone che ridi e se la conta, biata gioventù», racconta in dialetto triestino.

Una di loro fuma una sigaretta elettronica. Sul sedile di fronte, invece, c'è un uomo sulla sessantina che si gode tranquillamente una birra fresca da mezzo litro in bottiglia.

La marca rimane un mistero, ma l'osservatrice scherza sull'etichetta: «No go visto la marca, ma iera in vetro con una bela eticheta, vol dir che iera sai bona».

I giovani che si baciano e la signora con la spesa

Poco più in là cambia nuovamente la scena.

Ci sono due giovani innamorati che si baciano. E anche qui arriva un pensiero affettuoso: «Che bel limonarse sempre, biata gioventù».

Tre sedili più avanti c'è invece una signora anziana con il proprio carrello della spesa. Sono già circa le nove di sera e inevitabilmente nasce una domanda: possibile che sia ancora in giro con la spesa a quell'ora?

Poi salgono altri due ragazzi. Hanno con loro i borsoni della palestra e sono ancora sudati dopo l'allenamento. Probabilmente stanno semplicemente tornando a casa.

Una scena dopo l'altra, l'autobus diventa quasi un piccolo teatro viaggiante della quotidianità triestina.

«Trieste xe anche questa»

Non ci sono grandi avvenimenti, polemiche o fatti straordinari. C'è semplicemente una città che vive.

Ed è proprio questo il senso del messaggio.

«Trieste xe anche questa», scrive la protagonista del racconto, invitando a riscoprire il piacere di osservare ciò che succede accanto a noi invece di trascorrere ogni momento libero davanti allo smartphone.

La conclusione è ironica quanto diretta: «Sti telefoni ne sta solo rincojonindo».

Poi arriva la fermata. Il piccolo viaggio attraverso le vite degli altri termina esattamente com'era cominciato, nella normalità: «Son rivada ala mia fermata e vado casa. Bona serada a tuti».

Forse è proprio questa la fotografia più autentica della serata: Trieste osservata dal finestrino e dai sedili di un autobus, attraverso persone che probabilmente non si conoscono e che per qualche fermata condividono lo stesso minuscolo pezzo di città.

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