Trieste, «Ha una BMW nera? Venga subito in caserma»: allarme per la telefonata del falso carabiniere

Una telefonata sul telefono fisso, una domanda su una presunta BMW nera e poi la richiesta di recarsi, possibilmente subito, alla caserma dei Carabinieri di via Hermet per firmare un non meglio precisato «atto di disconoscimento della proprietà».
È il contenuto di una segnalazione arrivata da Trieste e relativa a quello che viene descritto come un possibile tentativo di truffa attraverso un sedicente carabiniere.
La destinataria della chiamata non si è però fidata e, prima di compiere qualsiasi passo, ha deciso di confrontarsi con un carabiniere di sua conoscenza.
«Mi ha chiesto se avessi mai posseduto una BMW nera»
Il racconto parte da una telefonata ricevuta sul numero fisso di casa.
«Mi ha telefonato un “carabiniere” chiedendo se avessi mai posseduto una BMW nera», racconta la donna.
Alla domanda avrebbe risposto negativamente. A quel punto, però, l'interlocutore avrebbe proseguito sostenendo che fosse necessario recarsi alla caserma di via Hermet per firmare un «atto di disconoscimento della proprietà».
La richiesta di presentarsi in caserma, secondo quanto raccontato, sarebbe stata formulata lasciando intendere anche una certa urgenza.
Il dubbio e la telefonata a un vero carabiniere
Proprio la particolarità della richiesta ha fatto scattare il sospetto.
La donna ha quindi contattato un carabiniere di sua conoscenza per raccontargli quanto appena accaduto e chiedere un parere.
Secondo quanto riferisce nella propria segnalazione, il militare le avrebbe spiegato che una convocazione di questo tipo non verrebbe gestita attraverso una semplice telefonata a casa nelle modalità descritte.
Da qui il sospetto che l'obiettivo della chiamata potesse essere diverso da quello dichiarato.
Il timore: far uscire la vittima dall'abitazione
Tra le ipotesi formulate dalla destinataria della telefonata c'è anche quella che qualcuno potesse cercare di convincerla ad allontanarsi volontariamente da casa, lasciando così l'abitazione incustodita.
Si tratta, è importante sottolinearlo, di un'ipotesi avanzata dalla donna e non di una dinamica accertata.
La stessa segnalazione non permette di stabilire chi ci fosse realmente dall'altra parte del telefono né quale fosse l'effettivo obiettivo della chiamata. Proprio per questo il comportamento prudente della destinataria ha impedito che la conversazione potesse svilupparsi ulteriormente.
L'appello alla prudenza
L'episodio diventa così soprattutto un invito a non abbassare la guardia davanti a telefonate inattese nelle quali qualcuno si presenta come appartenente alle forze dell'ordine e formula richieste insolite o urgenti.
La segnalazione si chiude con un messaggio molto netto: diffidare, verificare autonomamente quanto viene raccontato e non prendere decisioni affrettate sulla base di una semplice telefonata.
In questo caso è stato proprio il dubbio a interrompere sul nascere quello che viene segnalato come un possibile raggiro.
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