Sicurezza, Siulp: "Zone rosse e nuove trovate, cambiano i nomi ma il problema resta identico’" (VIDEO)

Francesco Marino, rappresentante del Siulp, ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe sul tema sicurezza affrontando una critica che va oltre i numeri e tocca la filosofia stessa degli interventi adottati negli ultimi tempi: il rischio di misure spot, annunciate come rivoluzioni e vissute invece come iniziative temporanee, incapaci di incidere sulle cause profonde.
Il copione che si ripete: “ogni tot mesi spunta una novità”
Nel suo intervento, Marino ha dato voce a una stanchezza diffusa: quella di vedere il tema sicurezza affrontato con strumenti che cambiano nome, ma spesso non cambiano sostanza. Ha ricordato il caso delle zone rosse dell’anno scorso, presentate come risposta forte. E ora, di fronte a nuovi episodi e nuove tensioni, emergono altre proposte e altre formule.
Il punto, per lui, è che questo modo di agire somiglia a una reazione “a scatti”: si interviene quando l’allarme esplode, poi l’attenzione si affievolisce, fino al prossimo caso.
“Il popolo ha fame, diamogli le brioche”: la metafora che inchioda la politica
È qui che Marino usa una citazione durissima, capace di sintetizzare un’intera visione: secondo lui, di fronte a una comunità che chiede sicurezza concreta, si stanno offrendo risposte che rassicurano più sul piano mediatico che su quello operativo.
Il senso è chiaro: se mancano organici, se manca presidio, se la città avverte il territorio scoperto, allora proporre strumenti simbolici rischia di produrre un effetto opposto. Perché la gente non chiede un annuncio. Chiede una presenza.
Progettualità vera: non risolvere “del tutto”, ma ridurre davvero il problema
Marino non nega che la sicurezza sia un fenomeno complesso. Non promette soluzioni miracolose. Ma chiede una cosa precisa: progettualità, cioè interventi strutturati, coordinati, capaci di ridurre significativamente il problema. Ed è proprio qui che le misure spot diventano pericolose: perché non costruiscono un percorso, ma solo una vetrina momentanea.
La priorità: controllo del territorio
Su questo tema, Marino ribadisce un concetto: se la coperta è corta, bisogna coprire l’essenziale. E oggi l’essenziale è controllare il territorio urbano, dove si registrano coltellate, risse e aggressioni. Se non si parte da lì, tutto il resto diventa accessorio.
La sua lettura è netta: le misure possono anche essere discusse, migliorate, adattate. Ma devono avere un obiettivo reale e una tenuta nel tempo. Altrimenti, diventano un modo per dire “qualcosa si è fatto”, senza che la città veda davvero un cambiamento.
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