Rotta Balcanica, Fsp: «Stanchi di assistere a ingressi illegali»
«Basta prese in giro sulla pelle dei poliziotti triestini e del Friuli Venezia Giulia. Basta lavorare in emergenza nell’emergenza tra Rotta Balcanica e Covid-19. Il Governo deve finirla di fare lo struzzo, la testa sotto la sabbia non ha più effetto e sta dimostrando la completa cecità dello Stato nei confronti di un territorio, quello del nord est, notoriamente trattato come una regione di serie B e lasciato solo da Roma di fronte a questa situazione migratoria di incontrollate proporzioni».
Lo afferma il Segretario Generale Provinciale FSP Polizia di Stato Alessio Edoardo «Ormai i tempi sono più che maturi per formalizzare l’istituzione di un hotspot per migranti alla pari di quelli che esistono e funzionano al sud Italia».
«È inutile sottolineare che - continua il segretario - il confine italo sloveno, è da considerarsi a tutti gli effetti una zona a rischio ingressi e quindi zona rossa, che fabbisogna urgentemente di risposte concrete da parte di Roma e della politica nazionale».
«Siamo stanchi di assistere quotidianamente a ingressi illegali nel nostro territorio mettendo in difficoltà il sistema sicurezza e creando problematiche di molteplice tipo minando la sicurezza sanitaria» denuncia il sindacalista.
«Come la polizia slovena è stata capace di blindare i confini con l’Italia , erigendo veri e propri muri fisici e barricate sulle strade , ci aspettiamo o meglio esigiamo che abbiano lo stesso metro con il trattamento della rotta migratoria di origine balcanica , intervenendo in maniera decisa e concreta per non far pesare l’annoso problema all’Italia» tuona Alessio.
«Va ricordato che , al sud gli sbarchi devono attraversare il mediterraneo e quindi il primo stato di approdo e proprio l’Italia, primo paese confinante con nazioni non comunitarie , mentre per la rotta balcanica ,il primo paese confinante con nazioni non appartenenti all’area Schengen e la Slovenia, la quale, ha tutta la responsabilità di dover effettuare i controlli sull’immigrazione e prendersene il compito di gestirli» - continua il segretario -
«è inutile nasconderlo la Slovenia facendo , l’orecchio da mercante fa cadere gli obblighi sempre ed esclusivamente sulla nostra già provata nazione senza scrupoli, pertanto se non si ha il coraggio politico di portare a una risoluzione diplomatica che inchiodi i nostri vicini a un definitivo impegno, C’è l’urgente necessità di formare un hot spot permanente anche nel nostro territorio, questo per identificare rapidamente, registrare, fotosegnalare e raccogliere le impronte digitali dei migranti, in modo da poterne identificare la persona e la provenienza».
«Allo stato attuale, cioè, senza una adeguata struttura munita di piu postazioni di fotosegnalamento, si va a creare un disservizio alla frontiera di Fernetti, alla Polmare di Trieste e in Questura, dove, sopratutto, il personale del Gabinetto di Polizia Scientifica ha sempre gli stessi operatori ,impegnati, non solo per l’emergenza migratoria, ma anche nella normale routine delle operazioni di Ordine Pubblico e con i normali interventi di sopralluogo durante i reati che ne prevedono l’utilizzo».
Specifica Alessio - «È ovvio che una struttura del genere concentrerebbe tutti i rintracci in un luogo solo, con il beneficio di ridurre le potenziali contaminazioni sanitarie e dando la possibilità di poter garantire una sicurezza che ora è difficile da mantenere allo stato attuale.
Considerando che la situazione odierna è solo la punta dell’iceberg e prevedendo che con la bella stagione aumenteranno gli arrivi migratori, crediamo, l’hot spot, l’unica soluzione sostenibile per la concreta sicurezza del comparto e dei colleghi, non mancando di segnalare che, anche per gli stessi migranti, un posto unico di sosta per identificazione sarebbe più congruo per prestare loro le prime cure e per dare un dignitoso servizio».
Conclude Alessio - «Basta parlare solo di sbarchi in Sicilia, si parli anche di ingressi via terra nel nord Italia e più precisamente nella martoriata Trieste, di conseguenza, chiediamo a voce forte e ferma al Ministro Lamorgese che, il Governo, a livello europeo, richiamai il rispetto delle norme sulla migrazione ai stati membri che stanno causando dei problemi al nostro paese».
«Tutti facciano la loro parte, come lo abbiamo sempre fatto noi, ma nel frattempo dobbiamo essere messi nelle condizioni di lavorare bene, fintanto che la politica sortisca i giusti effetti nelle sedi opportune ma , garantendo subito la salute di tutti».
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