Quarto Grado, il fratello di Lilly chiede nuove indagini: “Indaghino anche su amici e parenti di Seba”

Nel corso della trasmissione Quarto Grado del 1° aprile 2025, ampio spazio è stato dedicato al caso della morte di Liliana Resinovich. Il fratello Sergio ha presentato un nuovo esposto e avanzato richieste chiare alla Procura.
Durante la puntata di Quarto Grado andata in onda su Retequattro, condotta da Gianluigi Nuzzi, è tornato sotto i riflettori il caso di Liliana Resinovich, la donna triestina trovata morta nel gennaio 2022 in circostanze ancora mai chiarite. A rilanciare l’attenzione è stato Sergio Resinovich, fratello della vittima, che ha raccontato in esclusiva di aver recentemente depositato un nuovo esposto in Procura, chiedendo che le indagini vengano estese a “360 gradi”.
“Indaghino su tutti – ha dichiarato – su Sebastiano, suo figlio, i parenti, gli amici, anche sull’ex moglie di Sebastiano. Persone che finora non sono mai state sentite.” Il riferimento è anche a Pier Giorgio, figlio del marito di Liliana, che secondo Sergio avrebbe avuto dissidi economici con la donna. “Tra loro non correva buon sangue – ha spiegato – chiedeva soldi al padre, che poi chiedeva a Lilli. Ma lei diceva che doveva trovarsi un lavoro.”
Sergio aveva già scritto in Procura nel febbraio 2022, a poche settimane dal ritrovamento del corpo. Ora torna a chiedere con forza che vengano risentiti anche i familiari di Sebastiano Visintin, che definisce “mai indagato, neanche sentito davvero”.
Un passaggio della trasmissione ha fatto emergere anche una possibile incongruenza nelle dichiarazioni di Pier Giorgio, che aveva affermato di non vedere Liliana dal 2018. Ma Sergio ricorda un episodio recente in cui la sorella avrebbe atteso proprio lui per sistemare un guasto in casa. “Disse che sarebbe venuto Pier Giorgio per sistemare qualcosa nella doccia… io dubito che non si vedessero più.”
Quarto Grado ha anche rievocato un altro fronte di attacco nei confronti di Sebastiano Visintin: l’avvocato Antonio Cozza, che assiste la cugina di Liliana, ha infatti depositato una memoria che mette in discussione l’alibi dell’uomo per la mattina della scomparsa. Sebastiano ha sempre sostenuto di essere stato impegnato tra consegne di coltelli alle pescherie e un giro in bici sul Carso. “Ma che alibi è? Non ha niente – ha dichiarato l’avvocato – Deve essere tutto ricontrollato.”
Nonostante le numerose piste ipotizzate, nessuno degli elementi raccolti ha portato finora a indagati. Rimane un dato oggettivo inquietante: il DNA maschile rinvenuto sul cordino che stringeva i sacchetti attorno al collo di Liliana non appartiene né a Sebastiano né a Pier Giorgio.
“Io credo che il movente sia economico – ha concluso Sergio – mia sorella prendeva una pensione alta. C’erano spese importanti: obiettivi fotografici da migliaia di euro… e chi pagava?”
Intanto la nuova Procura è ora chiamata a valutare le richieste avanzate dai familiari e a decidere se riaprire realmente il caso, che continua a dividere Trieste e a tenere alta l’attenzione mediatica.
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