Protesta dei commercianti triestini in Piazza Unità: «Chiediamo risposte e aiuto da parte del governo»
Diverse centinaia di persone si sono radunate in Piazza Unità alle 17 di oggi, 9 maggio, per chiedere al governo la riapertura dei negozi - in particolare i servizi di cura della persona, quali parrucchieri e centri estetici - prima della data ufficiale stabilita dai DPCM. Per la maggior parte armati di mascherina e tentando di rispettare la distanza sociale, i commercianti triestini hanno reclamato a gran voce un supporto da parte dello stato. «Ogni giorno a incasso zero è un passo in più verso la chiusura definitiva» ha spiegato una portavoce al megafono, nel centro di una Piazza Unità gremita come mai negli ultimi due mesi. La manifestazione, inizialmente annunciata come “in movimento”, è diventata in realtà “stanziale”, con decine di persone radunate e in piedi, ferme ai loro posti, aumentando così il rischio di contagio. «La quarantena dura quaranta giorni, noi siamo chiusi da sessanta giorni. Paghiamo le bollette, sosteniamo tutte le loro spese, ma stiamo finendo soldi: non abbiamo più soldi per riaprire, e abbiamo bisogno che ci aiutino subito. Bisogna cominciare il prima possibile a darci il permesso riaprire, e a darci denaro a fondo perduto, perché non abbiamo i mezzi per pagare le tasse e i nostri fornitori, e finiremo per fallire sia noi che loro» spiega un altro commerciante. «La gente non ha soldi, la matematica non è un’opinione» gli fa seguito un collega.
Presente alla manifestazione anche Massimo Semeraro, noto imprenditore triestino, che ai microfoni di Trieste Cafe ha dichiarato: «Non ci sono regole chiare, non si può aspettare di dare delle regole a tutta una serie di persone che devono lavorare. Queste persone non possono accontentarsi di un discorso del Premier che il giorno prima gli chiede di utilizzare dei divisori in Plexiglass. Stiamo aspettando i 600 euro di marzo, stiamo aspettando un decreto aprile che non è mai arrivato. La gente deve riaprire, i 25.000 euro delle banche sono difficili burocraticamente da ottenere. Il governo deve dare delle risposte agli imprenditori e anche a tutti coloro che hanno la cassa integrazione che non sta arrivando. Siamo qui per protestare contro un governo a cui abbiamo immediatamente ubbidito quando ci hanno chiesto la chiusura. Chiediamo contributi a fondo perduto che permattano alle imprese di ripartire».
Ornella, titolare di un negozio di parrucchieri in via San Lazzaro, spiega: «Sto pagando due affitti da marzo, pago oltre 3000 euro al mese. Il governo non mi ha aiutato in alcun modo, ho 5 ragazzi in cassa integrazione che non hanno ricevuto un euro. Io pago le tasse da quando ho 16 anni e non ho ricevuto nessun aiuto, è una cosa vergognosa. Chiediamo che il governo ci rimborsi i soldi dell’affitto e offra fondi alle aziende per riaprire in pace. Servono soldi a fondo perduto, e non alle loro condizioni. Non posso dover fare dei prestiti per poter ricominciare le mie attività chiuse da loro. Noi speriamo di riaprire il 18, ma non sappiamo neanche in che condizioni: compriamo mascherine? Serve il Plexiglass? Il governo non ci ha dato alcuna indicazione per poter riaprire. Sono preoccupatissima, non so neanche se riuscirò a tenere tutti e 5 i miei dipendenti. Lo stato non c’è, non c’è nessuno».
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