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Cronaca

«Noi avevamo rispetto e paura della polizia»: la denuncia di un triestino sui giovani di oggi

Luca Marsi·
«Noi avevamo rispetto e paura della polizia»: la denuncia di un triestino sui giovani di oggi

Una riflessione accesa e diretta arriva da un cittadino triestino che ha voluto condividere il proprio punto di vista sul tema del disagio giovanile, un argomento spesso al centro del dibattito cittadino.

Nel messaggio inviato alla redazione, il lettore invita a non attribuire sempre le responsabilità dei comportamenti dei giovani a fattori esterni come la società, la famiglia o il periodo del Covid.

«Buongiorno, sarebbe ora di finirla con trovare sempre scuse a questi giovani (non tutti per fortuna) e dire che è sempre colpa della società, del Covid o della famiglia», scrive il triestino, sottolineando come, a suo avviso, le nuove generazioni abbiano oggi molte più possibilità rispetto al passato.

Secondo il cittadino, i giovani di oggi avrebbero accesso a numerosi beni e opportunità: «Sono la generazione che ha tutto: scooter, macchine, vestiti, telefono. Vanno nei bar ogni giorno ed escono praticamente ogni sera».

Nel suo racconto emerge anche il confronto con il passato e con le difficoltà vissute dalle generazioni precedenti. «La nostra generazione doveva sbattere la testa contro il muro. Soldi non ce n’erano e se si lavorava si davano in famiglia», ricorda.

Il triestino racconta inoltre alcune immagini della vita di una volta: «Motorini aggiustati con lo scotch, il telefono della cabina a gettoni, un giubbotto e un paio di scarpe. Si usciva a mangiare una pizza il sabato e tante volte non si beveva nemmeno».

Nella lettera emerge anche il tema del rispetto verso le istituzioni e le regole. «Le violenze non esistevano, avevamo rispetto e paura della polizia», scrive il cittadino, aggiungendo un ricordo legato alla scuola: «Se andavi male a scuola non denunciavi il professore, a casa ti aspettava il plotone… mamma con il mestolo».

Il messaggio si chiude con una riflessione amara sulla situazione attuale: «E ancora oggi si lamentano… povera Trieste, poveri noi».

La lettera rappresenta uno dei tanti punti di vista presenti nel dibattito cittadino su educazione, responsabilità e cambiamenti generazionali, temi che continuano a far discutere e dividere l’opinione pubblica.

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