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Cronaca

Migranti piazza Libertà, richiamo del vescovo: «Indifferenza verso chi soffre è una grave malattia»

redazione·
Migranti piazza Libertà, richiamo del vescovo: «Indifferenza verso chi soffre è una grave malattia»

«Trovare soluzioni capaci sia di garantire la sicurezza dei cittadini sia di alleviare le sofferenze dei migranti». È l’impegno indicato dal vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi, in una riflessione che affronta la situazione cittadina e richiama il significato della solidarietà in piazza Libertà.

«Quello che sta avvenendo oggi nella nostra città ci rattrista molto», scrive Trevisi, chiedendo dialogo e soluzioni concrete. Un appello che accompagna al richiamo delle iniziative della Chiesa triestina e alla necessità di rispondere alle difficoltà delle persone senza alimentare contrapposizioni.

«Le parole servono per gettare ponti»

Il messaggio si apre con un passo del libro del Qoèlet: «C’è un tempo per parlare e c’è un tempo per tacere».

Di fronte agli avvenimenti internazionali e locali, osserva il vescovo, si viene spesso sollecitati a schierarsi, «come se non ci fosse alternativa alla polemica». Trevisi rivendica invece lo stile con cui la Chiesa ha cercato di affrontare le questioni delle migrazioni, dei rifugiati e dei richiedenti asilo: attraverso i fatti e il confronto.

«Le parole servono per gettare ponti, non per creare ulteriori divisioni», sottolinea, richiamando il dialogo con le istituzioni e con le realtà del volontariato con le quali la Chiesa collabora, mantenendo la propria identità.

Il dormitorio di Sant’Anastasio e Spazio 11

A rendere concreto questo percorso, Trevisi ricorda l’apertura del dormitorio di Sant’Anastasio, destinato a bambini, donne e situazioni fragili, e di Spazio 11, descritto come una sala d’attesa solidale.

Sono le iniziative richiamate dal vescovo per spiegare una presenza fondata sull’aiuto alle persone. Nel suo intervento trova spazio anche la sofferenza legata alle attese dei richiedenti asilo: giorni, settimane e mesi prima che la loro richiesta venga ascoltata.

Queste condizioni, scrive, sollecitano la comunità cristiana «a testimoniare che qualcosa si può fare», cercando risposte che tengano insieme la tutela dei cittadini e l’assistenza ai migranti.

Piazza Libertà e il valore della cura

«Da anni piazza della Libertà è segno di cura e attenzione per chi scappa da guerre e miseria», afferma Trevisi.

Il vescovo richiama sia le sofferenze delle persone sia le criticità presenti, chiedendo il coraggio di affrontarle con interventi concreti «che non mortifichino la solidarietà con chi è in difficoltà».

È un passaggio centrale della riflessione: riconoscere i problemi e cercare soluzioni, preservando l’attenzione verso chi ha bisogno. «L’indifferenza verso chi soffre è una grave malattia che va curata», aggiunge.

«Non con polemica, ma con misericordia»

Trevisi riconduce l’impegno della Chiesa al Vangelo, che invita «a chinarci su chi soffre». Uno sguardo che, nelle sue parole, deve andare oltre gli schieramenti: «Non da destra, non da sinistra e nemmeno dal centro», ma «dall’alto della Croce», con lo sguardo di Cristo.

«Non con polemica, ma con misericordia» è l’indicazione con cui accompagna il richiamo conclusivo al magistero di papa Leone.

Il vescovo cita le parole rivolte ai migranti l’11 giugno 2026: «Cari migranti, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli: siete persone con storie, famiglie e sogni».

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