McDonald’s sulle Rive, Federalberghi: “Non è la politica a dover castrare il mercato, deve indirizzarlo” (VIDEO)

La polemica sull’arrivo di McDonald’s sulle Rive di Trieste può diventare l’occasione per discutere di qualcosa di molto più ampio rispetto alla presenza di una singola insegna: quale modello commerciale e turistico vuole costruire la città nei prossimi anni. È la posizione espressa da Maurizio Giudici, presidente di Federalberghi Trieste, durante la diretta di Trieste Cafe alla Sagra de la Sardela.
“Ne ho lette di cotte e di crude”
Giudici ha affrontato apertamente uno dei dibattiti più accesi degli ultimi giorni.
«Hanno dibattuto in molti su questo tema, tra blogger, politici e cittadini, e ne ho lette di cotte e di crude», ha osservato.
Il presidente di Federalberghi ha però scelto di spostare l’attenzione dal semplice essere favorevoli o contrari all’apertura.
Secondo Giudici esiste infatti un elemento che, paradossalmente, accomuna le due posizioni.
«C’è un comune denominatore che unisce tutti gli interventi, fra favorevoli e non favorevoli, che è quello della qualità».
“McDonald’s non farà qualità, ma investe legittimamente”
Giudici non ha cercato di assimilare il fast food al modello di turismo di qualità che Federalberghi auspica per Trieste.
«Un McDonald’s non farà qualità, per l’amor del cielo», ha affermato.
Ma subito dopo ha aggiunto un altro elemento: «È un’attività commerciale che legittimamente fa i suoi investimenti».
Una distinzione che, per Giudici, deve restare centrale.
Da una parte esiste la strategia complessiva della città. Dall’altra opera un mercato nel quale soggetti privati decidono autonomamente dove e come investire.
“Prima c’era Spiller”
Parlando dell’immobile interessato, Giudici ha ricordato la precedente attività.
«Prima c’era Spiller, adesso c’è McDonald’s. Non è che Spiller prima fosse un ristorante a chilometro zero».
Il ragionamento è quindi quello della continuità commerciale di uno spazio privato di dimensioni importanti e con costi altrettanto rilevanti.
Secondo Giudici è inevitabile che strutture capaci di sostenere investimenti di una certa entità guardino con interesse a locali di quelle dimensioni.
“Guai se la politica castra il mercato”
È qui che il presidente di Federalberghi ha espresso la posizione più netta.
«Guai se la politica castra il mercato».
Il compito della politica, secondo Giudici, dovrebbe essere un altro: «È importante che lo indirizzi rispetto a una visione di crescita della città».
Non vietare arbitrariamente un investimento, dunque, ma costruire un quadro urbanistico, commerciale e turistico che consenta al mercato di svilupparsi all’interno di una strategia riconoscibile.
Il precedente di piazza Goldoni
Giudici ha ricordato come polemiche analoghe accompagnino frequentemente l’apertura di grandi catene.
Ha citato il caso di piazza Goldoni e, durante il confronto, è stato richiamato anche il dibattito che aveva accompagnato anni prima l’apertura di un supermercato in piazza Unità.
«Ogni volta che apre un McDonald’s c’è sempre una polemica», ha osservato.
La questione vera: quale Trieste vogliamo?
Per Giudici il dibattito diventa quindi interessante nel momento in cui costringe la città a interrogarsi sul proprio futuro.
La crescita turistica richiede più servizi, migliore logistica, una maggiore qualità dell’offerta e una strategia capace di preservare l’identità triestina.
Il rischio sarebbe discutere per settimane di una singola insegna senza affrontare il problema generale.
Qualità e libero mercato possono convivere
Nella lettura proposta dal presidente di Federalberghi, libero mercato e qualità non sono necessariamente concetti contrapposti.
La città può puntare a una maggiore qualità dell’offerta complessiva senza pensare di poter selezionare politicamente ogni singola attività commerciale.
La vera responsabilità pubblica è definire la direzione.
E la direzione indicata da Giudici è quella di una Trieste più organizzata, più attrattiva e capace di gestire la crescita senza cancellare la propria identità.
DI SEGUITO IL VIDEO
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