Madama Butterfly torna al Verdi: tra japonisme, debutti e nuove prospettive musicali

Torna in scena al Teatro Verdi di Trieste Madama Butterfly, nell’allestimento firmato da Alberto Triola, capace di restituire con eleganza il fascino del japonisme e dell’orientalismo di inizio Novecento. Una scelta estetica che dialoga profondamente con la storia di Trieste, crocevia culturale e mercantile tra Oriente e Occidente, rendendo il palcoscenico uno specchio ideale di quel periodo.
Sul podio debutta nel titolo il direttore Giulio Prandi, noto a livello internazionale per il repertorio antico e per la sua attività con il Collegio Ghislieri di Pavia. Il suo approccio rappresenta una novità significativa per un’opera di Giacomo Puccini, offrendo uno sguardo fresco su una partitura tanto celebre quanto complessa.
L’opera nasce nel clima culturale travolto dalla fascinazione per l’Estremo Oriente, che influenzò profondamente le arti europee tra fine Ottocento e primo Novecento: da Londra, dove Puccini scoprì il dramma di David Belasco, fino alla Parigi di Marcel Proust e alla Vienna del Modernismo. In questo contesto, Trieste si conferma nodo centrale di questo dialogo culturale, oggi ancora visibile nelle sue collezioni e nella sua identità.
Il cast riunisce voci di grande rilievo e numerosi debutti: il soprano Olga Maslova affronta per la prima volta il ruolo di Cio-Cio-San, alternandosi con Vittoria Yeo. Debutto anche per Vasyl Solodky come Pinkerton, accanto a Antonio Poli. Grande attesa per Ambrogio Maestri, che interpreta per la prima volta Sharpless prima di riprendere il ruolo al Festival Pucciniano. Completano il cast Michela Guarrera (Suzuki), Andrea Schifaudo (Goro), Dario Giorgelé (Yamadori), Yongheng Dong (Zio Bonzo) e Irina Popova (Kate Pinkerton).
Uno spettacolo che unisce tradizione e innovazione, celebrando non solo il capolavoro pucciniano ma anche il dialogo culturale che ne ha ispirato la nascita.
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