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Cronaca

Linea d’Ombra non si ferma: «Abbiamo accolto, curato e rivestito i migranti abbandonati in strada»

Luca Marsi·
Linea d’Ombra non si ferma: «Abbiamo accolto, curato e rivestito i migranti abbandonati in strada»

Ci sono gesti che raccontano il valore di una città molto più di mille dichiarazioni. Gesti semplici, concreti, profondamente umani. Una mano tesa verso chi è rimasto solo, un indumento pulito offerto a chi ne ha bisogno, qualcosa da mangiare per chi affronta la fame, un momento di attenzione per chi troppo spesso viene guardato soltanto come un problema da risolvere.

A Trieste, nell'area di piazza Libertà, questa solidarietà continua ad avere il volto e l'impegno dei volontari di Linea d’Ombra, l'associazione che da tempo si dedica all'assistenza delle persone migranti in condizioni di vulnerabilità.

A raccontare quanto accaduto nella serata dell'11 ottobre 2026 è Lorena Fornasir, che attraverso un intervento pubblicato sui social il giorno successivo ha restituito un'immagine intensa dell'attività dei volontari, accompagnandola con una riflessione critica sul rapporto tra ordine pubblico, sicurezza e dignità umana.

«Ieri sera, nella frenesia del tempo prescritto di 120 minuti abbiamo accolto, curato, rivestito e distribuito generi alimentari alle persone affamate, migranti abbandonati in strada dalle istituzioni».

Poche parole, ma sufficienti a descrivere una realtà nella quale l'assistenza alle persone più fragili deve confrontarsi anche con il trascorrere dei minuti.

Centoventi minuti per aiutare chi ha bisogno: quando la solidarietà incontra il cronometro

Due ore. Centoventi minuti nei quali, secondo il racconto di Fornasir, i volontari hanno concentrato una serie di attività fondamentali: accogliere, curare, distribuire indumenti e offrire generi alimentari.

Un tempo che, nella testimonianza pubblicata, appare scandito dalla necessità di fare il più possibile prima della conclusione della finestra prevista.

Ma la fame non conosce orari, il bisogno di assistenza non segue un calendario e la dignità di una persona non può essere misurata con un cronometro.

È proprio questo il grande interrogativo umano che emerge dalle parole di Fornasir. Come conciliare le esigenze di organizzazione degli spazi pubblici con la necessità di assistere persone che si trovano in condizioni di estrema difficoltà?

Per chi è costretto a vivere in strada, anche un piccolo gesto può rappresentare molto più di un aiuto materiale. Un pasto significa poter affrontare la notte con meno fame. Un vestito pulito significa ritrovare una parte della propria dignità. Una medicazione significa non essere lasciati soli davanti al dolore.

E soprattutto, essere accolti significa sentirsi ancora riconosciuti come esseri umani.

Lorena Fornasir e quelle parole che interrogano la coscienza della città

Il messaggio di Lorena Fornasir non si limita alla descrizione dell'attività dei volontari.

Nella stessa pubblicazione compare una riflessione particolarmente incisiva:

«Quant’è meravigliosa la parola ordine? Pulisce tutto. In mano allo Stato, la parola ordine può diventare qualsiasi cosa, qualsiasi abuso di potere, specie se si associa con la parola gemella: “sicurezza”».

Una considerazione dal forte significato politico e sociale, che mette al centro una questione delicata: il rischio che il richiamo all'ordine e alla sicurezza finisca per oscurare le esigenze delle persone più vulnerabili.

La sicurezza rappresenta certamente un diritto dei cittadini, ma il suo significato non dovrebbe esaurirsi nel controllo degli spazi pubblici.

Una città è più sicura anche quando riesce a proteggere chi non ha un tetto, quando previene situazioni di abbandono, quando garantisce percorsi di assistenza e quando costruisce risposte capaci di tenere insieme convivenza civile e solidarietà.

In questa prospettiva, il lavoro di Linea d’Ombra rappresenta un contributo prezioso, perché ricorda che dietro ogni discussione sui migranti esistono persone reali, con bisogni immediati, sofferenze e storie individuali.

Una solidarietà che non si arrende e che continua a dare dignità agli invisibili

L'impegno di Linea d'Ombra non nasce da un'emergenza improvvisa. È il risultato di anni di presenza accanto alle persone che raggiungono Trieste lungo la rotta balcanica, spesso dopo viaggi segnati da privazioni e difficoltà.

L'associazione, nata nel 2019, porta avanti attività di assistenza sanitaria, distribuzione di cibo e indumenti e sostegno umano, grazie anche a una rete di donatori e volontari.

Linea d'Ombra

Dietro questo lavoro c'è una convinzione che attraversa tutta l'esperienza di Linea d'Ombra: nessuna persona dovrebbe diventare invisibile soltanto perché povera, straniera o priva di una casa.

È una visione che restituisce alla solidarietà il suo significato più autentico. Non un favore concesso dall'alto, non un gesto occasionale destinato a esaurirsi in pochi istanti, ma il riconoscimento di una responsabilità collettiva.

Chi ha fame ha bisogno di mangiare. Chi è ferito ha bisogno di essere curato. Chi vive in strada ha diritto a essere trattato con rispetto.

Non dovrebbero essere affermazioni controverse. Dovrebbero rappresentare il punto di partenza di qualsiasi confronto serio sull'accoglienza.

Eppure, proprio la vicenda raccontata da Fornasir dimostra quanto sia ancora necessario ribadire questi principi.

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