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Cronaca

I genitori della piccola Sveva: «Vi raccontiamo la nostra associazione»

Luca Marsi·

Nel pomeriggio di oggi, 25 aprile, Trieste Cafe ha avuto l’onore di intervistare Paolo e Marta, i genitori della piccola Sveva, la bimba triestina di 8 anni venuta a mancare lo scorso anno a causa di un tumore al rene. La malattia della piccola cestista aveva scosso il mondo del basket triestino e, dopo la sua scomparsa, i suoi genitori hanno deciso di fondare l’Associazione #IOTIFOSVEVA, un’APS senza scopo di lucro. #IOTIFOSVEVA si vuole porre a fianco del reparto di OncoEmatologia del Burlo, dove Sveva era ricoverata, per dare un sostegno emotivo concreto ai piccoli ricoverati e alle loro famiglie. «L’associazione nasce per affrontare una situazione difficilissima» hanno spiegato i genitori nella diretta di questo pomeriggio. «Abbiamo da subito avuto che la malattia di Sveva era molto grave, abbiamo capito subito che sarebbe stato almeno un anno di battaglia vera. Siccome noi come persone tendiamo ad essere positivi, abbiamo una vita molto frenetica, e abbiamo deciso di far sì che la malattia non ci cambiasse in questo senso. Abbiamo deciso di affrontare la situazione con positività, cercando ogni giorno qualcosa di nuovo da fare, sia a casa che in ospedale, dove abbiamo trascorso circa 200 giorni in un anno, per far vivere questo momento a Sveva come se fosse quasi un gioco. La sofferenza era tanta, ma noi non ricordiamo un solo giorno in cui lei non abbia sorriso. Abbiamo capito che lei era felice, e se la bimba sorride il genitore non può che sorridere con lei. Quando poi lei è mancata abbiamo deciso di non ‘sprecare’ l’amore e la forza che abbiamo avuto. Sveva non capiva perché gli altri bambini fossero così tristi e arrabbiati, il suo sogno era andare a fare il clown in corsia per far sorridere i bambini. Per questo è nata l’associazione». «Purtroppo a causa del Coronavirus molte iniziative in programma sono ferme», spiega Paolo, «al momento siamo fermi ma non ci siamo mai fermati davvero. Per fortuna abbiamo tantissime conoscenze, quindi in qualche maniera riusciamo a raggiungere i ragazzi, magari tramite videomessaggio. Abbiamo trovato grande solidarietà a Trieste, soprattutto nella figura di Don Francesco Pesce, con cui abbiamo stretto un sodalizio per consegnare uova alle famiglie. La nostra mission principale è aumentare il benessere emotivo del bambino e di tutta la sua famiglia. I contributi economici sono fondamentali e per fortuna esistono, ma forse quello che un po’ mancava era qualcuno che portasse un sorriso, e il nostro scopo è proprio questo. Cerchiamo di spostare il focus dalla malattia al bimbo: il bimbo non si sente più paziente, ma si sente privilegiato perché magari quel cantante famoso ha fatto un video solo per lui».

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