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Cronaca

Guerra e turismo, Trieste regge dopo Pasqua ma il settore guarda con cautela alle prossime settimane (VIDEO)

Luca Marsi·
Guerra e turismo, Trieste regge dopo Pasqua ma il settore guarda con cautela alle prossime settimane (VIDEO)

Il turismo a Trieste ha archiviato una Pasqua da tutto esaurito, con alberghi pieni e una città affollata di visitatori, ma dietro il buon risultato resta aperto un interrogativo che attraversa tutto il settore: quale impatto avranno le tensioni internazionali sulle prossime settimane e soprattutto sulla stagione estiva.

A porre il tema in modo esplicito, nel corso della diretta, è stato Maurizio Giudici, presidente di Federalberghi Trieste, che ha spiegato come il weekend pasquale non abbia mostrato ripercussioni negative. Al contrario, i numeri registrati hanno confermato un avvio di stagione molto positivo. Ma questo non basta a cancellare le preoccupazioni che accompagnano il comparto.

Giudici: la Pasqua non ha risentito della crisi

Secondo quanto dichiarato dal presidente di Federalberghi, il periodo pasquale non ha dato alcun segnale di cedimento sul fronte delle presenze. Giudici ha anzi parlato di una città gremita e di strutture ricettive arrivate al pieno. Tuttavia, guardando oltre il weekend, il suo ragionamento si fa più cauto.

Nel suo intervento ha spiegato che, sulla finestra estiva, si nota un timido rallentamento, che però non viene ancora letto come un crollo o come una tendenza consolidata. La valutazione è che questo freno sia legato soprattutto a una generale sfiducia dei mercati e alle incertezze del quadro internazionale, più che a un impatto già pienamente visibile sulle prenotazioni.

“La vera crisi non è ancora partita”

Uno dei passaggi più forti del suo intervento riguarda proprio il tempo dell’incertezza. Giudici ha detto chiaramente che la vera crisi, quella eventualmente in grado di cambiare davvero il quadro, non si è ancora aperta. Per capire come evolverà la situazione, ha aggiunto, sarà necessario attendere circa un mese, o comunque i prossimi trenta giorni.

Questo significa che il buon risultato di Pasqua, pur importante, non autorizza a considerare archiviato il problema. Trieste, al momento, tiene. Ma tiene in un contesto dove il peso dei fattori esterni può ancora modificare gli scenari in modo rapido.

Il rischio dei costi: energia, carburanti e rincari

Nel suo ragionamento, Giudici ha spiegato che l’eventuale protrarsi del conflitto in Medio Oriente potrebbe tradursi in un aumento generalizzato dei costi. Il riferimento è in particolare a carburanti ed energia, due voci che poi trascinano a catena molte altre spese.

Il presidente di Federalberghi ha indicato proprio questo come uno dei veri rischi per il turismo e per le attività economiche in generale. Non solo dunque una possibile frenata della domanda, ma anche un aumento dei costi di gestione che potrebbe pesare sulle imprese e, indirettamente, sui consumatori.

Le agenzie di viaggio soffrono più di tutti

Nel corso della diretta, Giudici ha anche distinto tra i comparti già colpiti e quelli che, per ora, stanno reggendo meglio. Secondo la sua lettura, chi sta sentendo di più gli effetti della situazione sono le agenzie di viaggio, che a livello nazionale registrerebbero un impatto molto pesante legato al venir meno delle vacanze a lunga distanza.

Il quadro descritto è quello di un mercato che soffre soprattutto quando si tratta di spostamenti verso destinazioni lontane o geograficamente vicine alle aree di crisi. Un dato che però, nella sua analisi, non si traduce automaticamente in un danno diretto per Trieste.

Trieste può tenere grazie al turismo di prossimità

È proprio qui che entra in gioco il ragionamento sul turismo di prossimità, richiamato più volte nel corso della puntata. Giudici ha sostenuto che, in una fase di difficoltà economica e di aumento dell’incertezza, le persone tendono a privilegiare spostamenti più brevi, più vicini e più gestibili. Una dinamica già vista, ha lasciato intendere, in altri momenti di crisi recente.

In questo scenario Trieste avrebbe un vantaggio competitivo legato alla sua posizione geografica, che le consente di intercettare visitatori abituali da Austria, Germania e Paesi dell’Est. Per questo, pur riconoscendo il rischio di una crisi più ampia, il presidente di Federalberghi ritiene che la città possa risentire meno di altri territori sul piano delle presenze.

Rovinelli: la paura dei consumatori esiste

Più diretto, su questo fronte, è stato l’intervento di Vincenzo Rovinelli, che ha collegato il tema della guerra a una crescente paura dei consumatori. Nel corso della diretta ha espresso preoccupazione per ciò che potrebbe accadere a breve e ha parlato apertamente del timore che le persone stiano iniziando a tirare i remi in barca, evitando spese non necessarie in attesa di capire l’evoluzione del quadro.

Rovinelli ha portato anche esempi raccolti da operatori presenti in eventi fuori città, descrivendo un clima molto più debole del previsto in alcuni contesti. La sua lettura è che la cautela della gente esista e che si stia già facendo sentire in alcuni comparti, soprattutto quando si parla di consumi legati a manifestazioni, tempo libero e ristorazione.

Ciak vede meno allarme nei mercati del centro Europa

Su questo punto, la voce più ottimista è stata quella di Michele Ciak, presidente della Pro Loco Trieste, che ha spiegato di non aver percepito negli ultimi giorni, durante i suoi spostamenti in Germania, Austria e Repubblica Ceca, lo stesso livello di preoccupazione che si avverte in Italia.

La sua posizione introduce una sfumatura diversa nel dibattito. Se i mercati vicini a Trieste si mostrano più sereni o comunque meno frenati, allora la città può ancora contare su un bacino importante e potenzialmente solido. È anche per questo che Ciak si è detto abbastanza ottimista sulla capacità di Trieste di continuare ad attrarre visitatori.

Una città che per ora resiste

La sintesi emersa dalla diretta è quindi molto chiara. Trieste, sul piano turistico, per ora regge. La Pasqua è andata bene, i ponti successivi mostrano segnali positivi e il turismo di prossimità resta una carta importante. Ma il settore non si sente affatto al riparo.

Le tensioni internazionali, i costi, la fiducia dei mercati e l’umore dei consumatori restano variabili decisive. Per questo il comparto guarda avanti con due sentimenti insieme: soddisfazione per i risultati già ottenuti e prudenza per ciò che potrebbe ancora cambiare.

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