domenica 18 ottobre 2026
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Cronaca

Girano un video musicale sul bus: raffica di insulti, offese, imprecazioni e razzismi. VERGOGNA!

Luca Marsi·

«Sabato mattina è stato girato a bordo di un autobus di Trieste Trasporti il video di una canzone che lo scorso dicembre ha partecipato al Festival della Canzone Triestina. Gli autobus diventano spesso il set di spot pubblicitari, film, serie tv o video musicali: è successo con la “Porta Rossa”, con le riprese di “Non odiare” di Alessandro Gassman, con decine di spot e videoclip. Stavolta autori e comparse erano locali: c’erano Andrea Giovannini, El Mago de Umago, Edy Meola, diverse persone che non conoscevo e poi Lorenzo Giorgi, che simpaticamente ha prestato il volto allo sketch. Come spesso faccio, durante le riprese ho scattato qualche foto che poi ho pubblicato qui».  Lo sottolinea il responsabile comunicazione di Trieste Trasporti Michele Scozzai

«Uno - ancora -  dei post riguardava Lorenzo (con la foto qui sotto, fatta durante il videoclip) e, taggandolo - proprio per evitare malintesi - fingevo che fosse salito a bordo senza pagare il biglietto. Un gioco, e niente più, fra persone che si stimano e fra le quali esiste una certa confidenza. Un post che avrebbe tutt’al più dovuto strappare qualche sorriso, o suscitare simpatia, come i social dovrebbero sempre fare. E invece? E invece è successo il finimondo. In pochi minuti decine di leoncini mi hanno augurato, nella migliore delle ipotesi, di finire all’ergastolo per aver fotografato dei passeggeri senza averne il permesso». 

«Altri -viere sottolineato - hanno pesantemente criticato Lorenzo (costretto a spiegare che di ironia si trattava). Qualcuno ha augurato all’azienda di fallire e uno scriveva di conoscere inaccessibili segreti su Trieste Trasporti ma, ovviamente, di non poterli rivelare. Poi è arrivato il meglio. Esaurite le munizioni contro l’azienda, contro di me e Lorenzo, sono arrivati i geni che, per difendere Lorenzo, mi chiedevano se i verificatori di Trieste Trasporti riservassero la stessa attenzione nel controllo dei biglietti anche agli “animali africani” e un altro, rispondendo al commento altrettanto ironico dell’amico Giovanni Damiani (“Servono misure esemplari”) faceva notare che le misure esemplari servirebbero anche per le “me**e africane” (non censurato ndr.)».

«Ovviamente - conclude Scozzai -  ho immediatamente cancellato il post (qui sotto trovate qualche chicca), non tanto per tutelare Lorenzo (che non ne ha bisogno) quanto per compassione nei confronti delle persone che hanno commentato. Questa vicenda dice tante cose, ne scrivo solo alcune, in verità molto scontate (e di questo mi scuso):

1) molte persone sono totalmente incapaci di controllare le proprie emozioni, soprattutto nei social: si ritiene di poter dire e scrivere ogni cosa riservando un livello di attenzione prossimo allo zero a ciò che si sta commentando. Sarebbe bastato leggere che Lorenzo era taggato per capire che di scherzo si trattava ma non è questo il punto: il punto è che non si è più capaci di valutare le conseguenze e le implicazioni di ciò che si scrive, né - tanto meno - di mantenere una giusta distanza dalle emozioni;

2) invece di vomitare odio, rancore e frustrazioni addosso agli altri, se si dedicasse un decimo di quelle energie per migliorare il nostro piccolo (o grande) mondo, per produrre idee, per studiare, per realizzare progetti, per regalare un sorriso o un buongiorno al nostro vicino, beh, il salto di qualità sarebbe enorme: per noi innanzi tutto, ma non solo;

3) le persone hanno bisogno di colpevoli, sempre, ovunque: è, questo, sintomo di profondissima miseria culturale e intellettuale. Ce la prendiamo con il Giorgi di turno, con i cinesi, con gli “animali africani”, con l’autista dell’autobus che ci accompagna a lavorare, con Liliana Segre o con il ristoratore che ci fa pagare la cena più di quanto avremmo voluto. È un atteggiamento che esiste da sempre, ovviamente, ma che i social hanno esasperato: un atteggiamento da perdenti, sconfitti, falliti, indecenti, imbruttiti, perché la colpa, quasi sempre, è nostra e non altrui;

4) abbiamo un irresistibile, travolgente bisogno di giudicare: giudicare tutto, giudicare tutti; siamo giudici infallibili, guardiani della moralità, pretori digitali e Facebook è un’aula di tribunale bell’e buona, con un primo e unico grado; le sentenze valgono cinque, dieci parole al massimo e chi sta dall’altra parte è sempre, ineluttabilmente colpevole: ma noi no, noi siamo ingegneri, architetti, matematici, filosofi, magistrati, conosciamo tutto e non sbagliamo mai e se qualcosa agli altri non riesce, a noi sarebbe senz’altro riuscita, ma non ce lo hanno permesso;

5) abbiamo completamente disimparato la lezione aristotelica secondo cui la virtù sta nel mezzo: le persone credono che l’esasperazione, gli estremi (destra o sinistra che sia, bianco o nero, alto o basso) sia sempre la scelta preferibile. Se si è estremi si è forti e fighi e invece si è solo dei bulletti. Solo dei tristi bulletti.

Lorenzo, ovviamente, il biglietto ce l’aveva».

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