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Cronaca

"Giorno del Ricordo, migliaia di italiani trucidati tra foibe carsiche, acque di Dalmazia e lager di reclusione"

Luca Marsi·
Ricordare per capire il senso di quanto è successo, perché il ricordo puro e semplice non basta. È questa la chiave per comprendere l'esodo fiumano-istriano-dalmata secondo Paolo Sardos Albertini, presidente della Lega Nazionale e del comitato Martiri delle Foibe, nato a Capodistria da famiglia paterna capodistriana e materna dalmata.
 
Ospite del Consiglio regionale nella commemorazione del Giorno del Ricordo, Sardos Albertini ha esposto all'Aula la sua esperienza di sradicamento dalle proprie origini (ha sempre vissuto a Trieste, ma non ha avito la forza di visitare l'Istria finché non è cessato il regime comunista) e un'interpretazione storica di quanto accaduto dal 1945 in poi in quelle terre d'oltreconfine.
 
"Grazie alla legge Menia 92/2004 - ha evidenziato - è innegabile che il Giorno del Ricordo sta progressivamente smantellando la cappa di silenzio che, per tanti anni, è gravata sulla tragedia delle foibe e dell'esodo, quando, a guerra finita, migliaia di italiani sono stati trucidati tra foibe carsiche, acque di Dalmazia e lager di reclusione. Ma sono stati assassinati anche migliaia di sloveni e di croati. Sono tutti martiri e, come tali, potrebbero essere onorati come vittime di una stessa tragedia, della stessa primavera di sangue, ad opera degli uomini del maresciallo Josip Broz Tito, ovvero i partigiani comunisti jugoslavi".
 
"Tutte queste stragi - ha spiegato ancora il presidente della Lega Nazionale - rispondevano a una logica ben precisa: Tito stava costruendo, con lo strumento della guerra rivoluzionaria, il suo nuovo stato, la Jugoslavia comunista. E la sua rivoluzione è passata attraverso il terrore. È stato William Klinger, storico con cittadinanza croato-italiana e specializzato in storia di Fiume, della Jugoslavia e in particolare del regime di Tito, a lasciare una chiave diversa della vicenda foibe-esodo. Egli disse che per capirla bisognava vederla non nella prospettiva delle vittime, di chi ha subito questa tragedia, ma di chi l'ha gestita, dunque nella prospettiva del maresciallo di Belgrado".
 
Sardos Albertini ha quindi menzionato la pulizia etnica, "una misura che ha trovato applicazione sugli italiani d'Istria: con tempistiche diverse, Capodistria, Isola, Pirano, Rovigno, Cittanova e Pola hanno subito l'operazione di pulizia che doveva garantire le future conquiste territoriali del comunismo titino. La conseguenza fu l'esilio".
 
"Perché Josip Broz era un rivoluzionario a tutto tondo - ha concluso - a cui stava a cuore non il passato ma il futuro, quello in cui dava vita al suo impero balcanico, costruito attorno al nucleo del comunismo. Foibe e esodo erano funzionali alla realizzazione e alla difesa di questo progetto e così ha ordinato che avvenissero. Il sacrificio di tantissime vittime, per lui non contava. Era la sua rivoluzione e ciò bastava".

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