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Cronaca

Figli delle stelle, Crepaldi: 'Evento che gettò nello sconcerto e nel pianto intera città'

Luca Marsi·
il testo dell'omelia che l'Arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi ha pronunciato oggi, alle ore 9.30, nella chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, durante la Santa Messa di suffragio in memoria di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta.
 
Distinte Autorità, cari familiari e agenti di polizia, fratelli e sorelle in Cristo!
1. A un anno dalla loro morte, con questa santa messa vogliamo ricordare, con immutato affetto e accresciuta gratitudine, i due agenti di Polizia Matteo Demenego e Pierluigi Rotta che furono privati, da una mano folle e omicida, del bene incommensurabile della vita. Fu un evento sventurato che gettò nello sconcerto e nel pianto i loro familiari, i loro colleghi e l'intera città di Trieste. Ora, questa giornata tutta dedicata alla loro memoria sta a significare che Matteo e Pierluigi sono entrati nel cuore buono della nostra Città come un qualcosa di prezioso da custodire e da coltivare. Nei giorni dolorosissimi e convulsi di un anno fa, tra le tante manifestazioni di affetto ci furono anche quelle dei bambini che, con la loro disarmata e profonda intuizione, definirono Matteo e Pierluigi come i loro angeli.  Oggi, per una felice e singolare coincidenza, la Chiesa celebra e venera gli Angeli custodi, grata al Signore che concede di sperimentare la loro potente intercessione, "fino a che il Signore non verrà nella sua gloria e tutti gli Angeli con lui (cf Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cf ICor 15, 26-27)" (LG, 49). Un Angelo portò l’annuncio a Maria quando il Verbo si è fatto carne; nel Getsemani un Angelo raccolse l’offerta di Cristo mentre pregava sia fatta, o Padre, la tua volontà!; la Risurrezione fu annunciata da un Angelo in bianche vesti che rincuorò le donne dicendo: Non temete; non è qui: è risorto!. 
2. Carissimi fratelli e sorelle, gli Angeli hanno ricevuto da Dio il compito di custodirci dal male e di indicarci le vie del bene. Con loro e con il loro aiuto possiamo percorrere il complicato slalom della vita senza perderci nelle nebbie del nulla e del non senso e giungere a mete di pienezza e di luce appagante. Non sia considerato un azzardo se accosto gli Angeli custodi a Matteo e Pierluigi: con il sacrificio della loro vita, infatti, ci hanno lasciato un'eredità densa di messaggi di bene. Soprattutto il messaggio della nonviolenza e dell'amicizia civile da coltivare quotidianamente con il rispetto reciproco e con una concordia operosa e feconda. A costruire la città e la civiltà sono gli uomini e le donne pronti al dono di sé che vedono nell'altro non un nemico da abbattere ma un fratello e una sorella con cui camminare insieme, mentre a distruggerle sono quelli che coltivano l'odio, il proprio egoistico interesse e svuotano il presente di ogni sana e feconda speranza. Poi Matteo e Pierluigi - che si definivano figli delle stelle - ci hanno lasciato in eredità l'invito a staccare qualche volta gli occhi dalla terra - questa valle di lacrime - per alzarli al cielo a contemplare le stelle. Tra queste una soprattutto ha il potere misterioso di diradare le nebbie e le oscurità dei cuori e delle menti, delle vite personali e collettive: la stella della fede che ci indirizza direttamente a Dio che ama e perdona, che orienta e salva. Come un anno fa, anche oggi Trieste è tutta unita a Matteo e Pierluigi che sono diventati i suoi amati figli delle stelle, i suoi angeli.
 

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