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Cronaca

Don Malnati festeggia il 50º anniversario dell'ordinazione sacerdotale

Luca Marsi·

Si trasmette il testo dell'omelia che l'arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi ha pronunciato oggi alle ore 10.30 nella chiesa di Nostra Signora di Sion per la solennità dell'Epifania del Signore e in occasione del 50º anniversario dell'ordinazione sacerdotale di mons. Ettore Malnati. 

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo!

1.         Celebriamo oggi la festa dell'Epifania del Signore. La parola Epifania significa manifestazione e, nel nostro caso, vuole esprimere la manifestazione di Gesù Cristo a tutta l'umanità come unico Redentore e Salvatore. I protagonisti del brano del Vangelo che è stato proclamato sono i Magi che, attratti da una misteriosa stella apparsa all'orizzonte, si sono messi in cammino per andare a cercare Gesù e, trovatolo, per adorarlo. La loro singolare storia costituisce come il necessario completamento del Natale. Con il Natale, infatti, è Dio che è venuto a incontrarci, con l'Epifania siamo noi che ci muoviamo ad incontrare Dio, facendoci ricercatori di colui che ci ha ricercati per primo. In questa ricerca di Dio, i Magi ci sono di esempio e incitamento, come da loro ci viene l'assicurazione che anche noi possiamo raggiungere il traguardo di trovare Dio. Chiediamoci: come si fa a trovare Dio? Si trova Dio quando, come i Magi, siamo pronti a guardare non solo in terra ma anche in cielo, ad aprirci cioè senza troppe resistenze a quella luce che ci raggiunge dall'alto quando la chiediamo con cuore sincero. Si trova Dio quando, come i Magi, abbiamo il coraggio di buttarci dietro le spalle paralizzanti abitudini di mediocrità esistenziale e di incoerenza morale, e ascoltiamo la voce della coscienza che ci sollecita una più pronta obbedienza alla legge interiore e ai suoi ideali più elevati. Si trova Dio quando, come i Magi, conquistati dall'amore per la verità e la giustizia, non abbiamo paura di sfidare mentalità e comportamenti mondani non conformi con il dettato evangelico e siamo fieri di testimoniare e professare pubblicamente la nostra fede nel Signore Gesù.

2.         Carissimi fratelli e sorelle, nella festosa circostanza dell'Epifania del Signore sono lieto di poter condividere la gioia per il 50° anniversario di ordinazione sacerdotale di Mons. Ettore Malnati, al quale siete particolarmente legati da vincoli di affetto e di gratitudine per la testimonianza che continua ad offrirvi quotidianamente di pastore che non calcola né tempo né energie per essere solo e sempre per voi e con voi. Eccoci allora a ringraziare il Signore per l'anniversario sacerdotale di questo suo servo fedele e generoso che, in questi anni, è stato capace di combinare, in una sintesi convincente e feconda, la qualità dello studioso di teologia e una totale dedizione al servizio pastorale, la prontezza nell'interloquire, con inappuntabile proprietà argomentativa, con i rappresentanti del mondo culturale e la semplicità nel mettersi alla pari con le persone più semplici, lo stare in un'aula universitaria e, subito dopo e senza nevrotiche discontinuità, in una fabbrica a celebrare messa per gli operai, fermissimo nell'affermare l'identità cattolica del suo ministero sacerdotale ma anche pronto e disponibile all'incontro e al dialogo con tutti, soprattutto a livello ecumenico e interreligioso, l'essere attento ai bisogni della persona anziana o povera o sfiduciata e, in egual modo, a quelli dei giovani e dei bambini. Personalmente gli sono molto grato per l'amicizia e per la preziosa collaborazione che ha prestato al mio ministero episcopale qui a Trieste, soprattutto in frangenti complicati e difficili. Caro don Ettore, quale ricordo in questo tuo anniversario sacerdotale ti consegno alcune parole che san Paolo VI – un Papa a cui sei molto affezionato – dettò a un gruppo di preti proprio l'anno della tua ordinazione: il sacerdote «è il pastore del popolo di Dio, è l’operaio della carità, il tutore degli orfani e dei piccoli, l’avvocato dei poveri, il consolatore dei sofferenti, il padre delle anime, il confidente, il consigliere, la guida, l’amico per tutti, l’uomo per gli altri, e, se occorre, l’eroe volontario e silenzioso». Invoco su di te la benedizione dei nostri Santi protettori da san Giusto fino al beato don Francesco Bonifacio e ti affido alla materna protezione di Nostra Signora di Sion, Madre tenerissima dei sacerdoti.

   
 

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