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Cronaca

Currò: “Non ci sono più ragazzi che vogliono farlo”, vigilanza privata senza ricambio (VIDEO)

Luca Marsi·
Currò: “Non ci sono più ragazzi che vogliono farlo”,  vigilanza privata senza ricambio (VIDEO)

Christian Currò, segretario dell’ASGRI, ha partecipato alla diretta serale di Trieste Cafe dedicata al tema della sicurezza intervenendo su un aspetto meno visibile, ma decisivo per comprendere le difficoltà crescenti sul territorio: la crisi di personale nella vigilanza privata. Un problema che, secondo Currò, non è episodico né legato a singole aziende, ma strutturale e sempre più evidente.

“Non ci sono più ragazzi che vogliono fare questo mestiere”
La frase pronunciata in diretta è netta e non lascia spazio a interpretazioni. Currò spiega che oggi la vigilanza privata fatica a trovare giovani disposti a intraprendere questa professione. Non si tratta di una flessione temporanea, ma di una tendenza che si consolida nel tempo e che rischia di avere effetti diretti sulla capacità di presidiare il territorio, soprattutto nelle fasce orarie più delicate.

Secondo quanto raccontato, la difficoltà non riguarda solo Trieste, ma qui diventa particolarmente evidente perché la vigilanza privata è sempre più chiamata a svolgere un ruolo di supporto e integrazione rispetto alle forze dell’ordine, in contesti urbani complessi e in rapido cambiamento.

Stipendi non adeguati alle responsabilità
Uno dei motivi centrali individuati da Currò è il rapporto squilibrato tra retribuzione e responsabilità. La vigilanza privata oggi non svolge più soltanto compiti statici o marginali. Al contrario, opera in contesti dove il rischio è reale, quotidiano, spesso imprevedibile. Autobus, stazioni, aree pubbliche, servizi notturni: sono tutti ambiti in cui le guardie giurate si trovano a fronteggiare situazioni potenzialmente pericolose.

A fronte di questo, gli stipendi vengono descritti come troppo bassi, non proporzionati al livello di esposizione e alle responsabilità richieste. Un fattore che, secondo Currò, scoraggia l’ingresso dei giovani e rende difficile trattenere chi già opera nel settore.

La paura di non tornare a casa
Accanto all’aspetto economico, emerge con forza un elemento umano: la paura. Currò lo dice chiaramente in diretta, senza edulcorare il concetto. Oggi chi valuta di entrare nella vigilanza privata deve mettere in conto il rischio di non tornare a casa, di trovarsi coinvolto in situazioni violente, di dover intervenire davanti a coltelli, aggressioni, tentativi di rapina.

Questo clima pesa sulle scelte individuali. I giovani, secondo Currò, guardano a questi elementi e scelgono altro. Non per mancanza di senso civico, ma per una valutazione razionale tra ciò che il lavoro chiede e ciò che restituisce.

Un settore che cresce nei compiti ma non nel riconoscimento
Nel suo intervento, Currò sottolinea un paradosso sempre più evidente: mentre la vigilanza privata viene progressivamente coinvolta in servizi di sicurezza complementare e sussidiaria, il riconoscimento economico e sociale non cresce allo stesso ritmo. Aumentano i compiti, aumentano le responsabilità, ma non aumenta l’attrattività del mestiere.

Questo squilibrio produce un effetto a catena. Meno giovani entrano, il carico di lavoro si concentra su chi resta, la fatica aumenta e il sistema diventa più fragile. È una spirale che, se non affrontata, rischia di rendere sempre più difficile garantire quei servizi che oggi vengono dati per scontati.

La ricaduta sulla sicurezza della città
Currò lega direttamente la crisi di personale alla sicurezza complessiva. Quando mancano le persone, il presidio si riduce, i turni diventano più pesanti e la capacità di coprire tutte le aree critiche diminuisce. In una città dove gli episodi di violenza si stanno estendendo “a macchia d’olio”, come emerso più volte in diretta, questo elemento diventa cruciale.

La vigilanza privata, nella visione espressa, non sostituisce le forze dell’ordine, ma contribuisce a creare una rete di controllo e prevenzione. Se questa rete si assottiglia, il territorio ne risente.

Un allarme che riguarda il futuro
Il messaggio finale dell’intervento di Currò è chiaro: la crisi di personale non è solo un problema del presente, ma una questione di futuro. Senza un ricambio generazionale, senza condizioni di lavoro più attrattive, la vigilanza privata rischia di trovarsi impreparata proprio mentre la domanda di sicurezza cresce.

È un tema che, come emerso in diretta, merita attenzione e riflessione, perché parlare di sicurezza significa anche parlare di chi, ogni giorno, è chiamato a garantirla.

DI SEGUITO IL VIDEO

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