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Cronaca

Covid scuola, "Dopo due settimane non si possono trarre delle conclusioni"

Luca Marsi·
"La ministra dà i numeri e dice: 'La scuola non ha avuto un impatto sull’aumento dei contagi se non residuale'. Ci domandiamo che senso abbia comunicare statistiche di questo tipo e in particolare dare la percentuale del personale scolastico che ha contratto il virus dopo appena due settimane di attività. Ci chiediamo se simili dichiarazioni non vadano più nella direzione della propaganda che in quella della corretta informazione". Così i dottori in Fisica e divulgatori Giorgio Sestili e Francesco Luchetta in merito alle dichiarazioni della ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina. "Dopo due settimane non si può parlare di effetto né negativo né positivo, semplicemente non si può parlare di nulla. Il periodo di osservazione è così breve che non c’è fisicamente il tempo per trarre delle conclusioni. La ministra ha fatto un azzardo, anzi, ha detto una cosa senza senso. La popolazione studentesca è una parte della società che si comporta come la popolazione nel suo insieme, nessuno oggi è in grado di dire se quei positivi si sono ammalati a scuola o all'esterno. Il ministero, tra l'altro, ci offre numeri senza dirci come li ha messi insieme dal punto di vista metodologico. Per avere risultati validi sul piano scientifico bisogna testare gli insegnanti, o gli studenti, vedere quanti sono positivi e osservare se, rispetto ai nuovi positivi totali, nel tempo la frazione cresce. Dentro il campione offerto dalla ministra, invece, c'è di tutto e, così, non possiamo sapere chi si è ammalato a scuola e chi a una festa. E' probabile che le misure prese negli istituti scolastici servano davvero e possano essere applicate con successo, ma rivenderle in questo modo non serve a capire né a costruire politiche anti-Covid", ha confermato il biologo della Temple University di Philadelphia, Enrico Bucci.

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