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Cronaca

Aveva ucciso genitori e sorellina in Macedonia, condannata all'ergastolo. la famiglia viveva in FVG

Luca Marsi·

La Corte d’Assise di Gostivar in Macedonia con sentenza emessa il 5 maggio ha condannato alla pena dell’ergastolo la 29enne POCESTA Blerta per il triplice omicidio dei propri genitori e della sorellina 14enne, strage familiare commessa a  colpi di pistola la notte del 25 agosto 2018 nella cittadina di Debar.

La famiglia macedone da oltre 20 anni risiedeva a Sacile in provincia di Pordenone dove il padre 54enne lavorava come operaio in una ditta del luogo e la madre 53enne laureata in chimica nel paese d’origine  dipendente in una impresa di pulizie del sacilese, con le tre figlie di 29, 22 e 14 anni.

I due genitori con la figlia ultimogenita si erano recati nel paese d’origine a Debar per partecipare ad un matrimonio, ma la mattina del 25 agosto 2018 i parenti non vedendoli arrivare, entravano nella camera da letto trovandoli tutti e tre assassinati a colpi di pistola.

Da qui le indagini della Procura della Repubblica di Pordenone in raccordo con quella macedone, attività  coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, con il contributo della Squadra Mobile di Pordenone e del Servizio Polizia Scientifica.

Il contesto investigativo consentiva di delineare come la primogenita POCESTA Blerta, il giorno precedente al matrimonio, all’insaputa della seconda sorella si fosse recata in aereo dal Veneto sino in Macedonia dove nella notte del 25 agosto uccideva nel sonno i genitori e la sorellina, facendo subito dopo rientro in Italia, il tutto per un movente intrafamiliare.

Determinanti i riscontri e gli accertamenti investigativi effettuati sul versante italiano per la definizione del processo celebratosi in Macedonia.

Condannati anche i due complici della ragazza, due macedoni del posto, rispettivamente a 10 anni e 3 anni di reclusione per aver il primo dato assistenza alla giovane nei movimenti in madrepatria ed il secondo per aver procurato l’arma del delitto, una pistola semiautomatica clandestina.

 

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