Ordini 30 euro di asporto e non lasci 2 euro? Per molti triestini è una questione di dignità
Un post circolato sui social ha riacceso una polemica che, a Trieste, covava da tempo. Il messaggio è semplice, diretto, senza troppi giri di parole: se ti permetti di ordinare 30 euro di cibo d’asporto e poi non lasci nemmeno 2 euro di mancia al rider, per molti non è una distrazione, ma una mancanza di rispetto.
Parole dure, espresse in dialetto, che hanno immediatamente spaccato il pubblico tra chi applaude e chi si sente chiamato in causa.
Non è beneficenza, è riconoscenza
Per chi difende la mancia, il punto non è il moralismo né l’obbligo. È una questione di riconoscenza minima. Il rider consegna con qualsiasi tempo, affronta traffico, pioggia, freddo e ritmi serrati. E spesso lo fa per compensi bassi, senza tutele reali.
In questo contesto, quei due euro non sono un lusso. Sono un segnale. Un “ti vedo”, “so che ci sei anche tu”, “non sei invisibile”.
Chi dice no: “non è un mio dovere”
Dall’altra parte c’è chi ribatte che la mancia non è dovuta, che il servizio è già pagato e che il problema sta nei contratti, non nei clienti. Un’argomentazione legittima, ma che per molti suona stonata quando si abbina a ordini consistenti e a zero riconoscimento umano.
Ed è qui che la polemica si infiamma.
Trieste, città schietta anche quando punge
Trieste non è una città che ama girarci intorno. Quando qualcosa non convince, lo dice. Anche in modo ruvido. Anche esagerando. Anche usando parole forti. Il post non fa sconti e usa toni che dividono, ma centra un nervo scoperto: il confine tra risparmio e tirchieria, tra diritto e rispetto.
Perché alla fine la domanda resta lì, scomoda ma semplice: se puoi permetterti l’ordine, puoi permetterti anche un gesto minimo verso chi te lo porta.
E a Trieste, su questo, in tanti non hanno dubbi.