Il triestino Alex Lunardon: “Essere trans oggi fa meno paura, giudizio e discriminazione pesano ancora” (VIDEO)

Il triestino Alex Lunardon: “Essere trans oggi fa meno paura, giudizio e discriminazione pesano ancora” (VIDEO)

Nel corso della trasmissione dedicata alla giornata della visibilità transgender, Alex Lunardon, presidente di Arcigay, ha offerto un quadro diretto e concreto delle difficoltà che ancora oggi incidono sulla vita delle persone trans. Alla domanda su quanto pesi il giudizio degli altri, Lunardon ha risposto in modo netto: “Tantissimo”. Un’affermazione che fotografa bene il cuore del problema, perché il peso dello sguardo esterno, ha lasciato intendere, condiziona scelte, tempi e possibilità di accesso ai servizi.

Secondo Lunardon, il giudizio incide persino sulla possibilità di avvicinarsi a un’associazione, di parlarne con gli amici o con la famiglia, o di iniziare a chiedere aiuto. Il tema della discriminazione non viene quindi descritto solo come fatto episodico, ma come un ostacolo strutturale che può rallentare o complicare interi percorsi personali.

“Essere trans” e la paura di essere discriminati

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento di Alex Lunardon riguarda la distinzione tra il vivere la propria identità e la paura delle conseguenze sociali. Lunardon ha spiegato che oggi, rispetto al passato, “essere trans non fa tanta paura come una volta”, anche grazie alla presenza di più testimonianze e racconti, soprattutto sui social. Le persone, ha osservato, sanno di più e riescono in molti casi a orientarsi meglio.

La paura più forte, però, resta un’altra. Secondo Lunardon, a fare davvero paura è la possibilità di subire discriminazioni, di essere marginalizzati o addirittura “buttati fuori di casa”. È questa la dimensione che continua a pesare maggiormente, ed è su questo terreno che il bisogno di supporto diventa più urgente.

Il pregiudizio non è invisibile, è molto visibile

Nel confronto con Luca Marsi, Alex Lunardon ha anche affrontato il tema del pregiudizio verso le persone trans. Alla domanda se esista ancora una sorta di pregiudizio invisibile, la sua risposta è stata chiara: esiste, ma “è molto visibile”. Lunardon ha spiegato che, se di persona può essere più difficile che qualcuno esponga apertamente certi commenti, sui social “si legge la qualunque”.

Il presidente di Arcigay ha indicato anche quello che considera il pregiudizio più frequente e più doloroso: la negazione stessa dell’esistenza delle persone trans. In concreto, questo si traduce nell’uso di pronomi sbagliati, nell’utilizzo del nome di nascita quando conosciuto o persino nella sua ricerca e supposizione, con l’obiettivo di colpire la persona. Per Lunardon, questa è la forma più ricorrente e più offensiva di mancanza di riconoscimento.

Il ruolo di Arcigay tra ascolto e supporto emotivo

Nel corso dell’intervista, Alex Lunardon ha raccontato anche il lavoro svolto da Arcigay a Trieste. Pur precisando di essere in associazione da un paio d’anni e di non poter fare paragoni approfonditi con il passato, ha spiegato che esiste una continuità nel numero di persone che si rivolgono ai servizi. Non sempre si tratta di richieste complesse o formalizzate: spesso, ha detto, le persone cercano semplicemente uno scambio di parole, un primo confronto, un luogo in cui raccontarsi.

Lunardon ha spiegato che le richieste riguardano soprattutto il modo in cui iniziare un percorso, il modo in cui parlarne con altri, o il bisogno di un sostegno emotivo. Sul piano delle discriminazioni, ha chiarito che quando le persone si aprono con l’associazione si cerca di intervenire soprattutto dal punto di vista umano e relazionale, anche perché molti episodi avvengono in strada e non sempre consentono interventi successivi di tipo formale.

Le criticità nei servizi e nell’accesso alle informazioni

Altro punto centrale del suo intervento riguarda l’accesso ai servizi. Alex Lunardon ha raccontato che la difficoltà più grande, nel suo caso, è stata “iniziare”. Ha spiegato di aver cercato uno psicologo su internet, trovando come primo risultato il centro di disforia di Trieste, che però nel frattempo non esisteva più. Da lì la necessità di cercare altrove e capire quali professionisti fossero rimasti disponibili sul territorio.

Il racconto di Lunardon evidenzia quindi un nodo concreto: non sempre chi cerca aiuto trova informazioni chiare, aggiornate e facilmente reperibili. È anche per questo, ha spiegato, che le associazioni continuano a investire tempo ed energie nell’offrire supporto, pubblicità delle attività e riferimenti accessibili.

Una visibilità che passa anche dall’attivismo

Nel corso della trasmissione è stato ricordato anche il ruolo di Alex Lunardon come presidente di Arcigay e il fatto che sia il secondo presidente trans della realtà triestina. Un elemento che, nel dialogo in studio, è stato letto come segnale di una partecipazione attiva e di una volontà di mettersi in gioco anche sul piano dell’attivismo.

Lunardon ha confermato questo spirito, con il tono di chi considera il lavoro associativo una responsabilità concreta. Dalle sue parole emerge l’idea di un impegno costante, fatto non solo di iniziative pubbliche ma anche di ascolto quotidiano, accompagnamento e presenza. In una fase in cui la visibilità transgender può aiutare ma anche esporre, il suo intervento restituisce l’immagine di un’attività che tiene insieme rappresentanza, vicinanza e difesa della dignità delle persone.

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