Bucci: “Mezzo milione di persone in piazza grazie alle crociere, ma nulla è eterno” (VIDEO)
Ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe Maurizio Bucci, esperto di crociere ed ex assessore al turismo, con un intervento che ha messo insieme esperienza politica, memoria storica e una visione molto concreta su ciò che può accadere quando una città cresce troppo in fretta e senza bussola. Per Bucci il problema non è il turismo in sé, che anzi viene descritto come una fortuna conquistata, ma la fragilità di un sistema che rischia di non saper governare ciò che ha generato.
E in questa fragilità, dice Bucci, c’è una parola che non va mai dimenticata: piano.
“La cabina di regia c’è già stata”: perché allora non ha funzionato fino in fondo
Bucci chiarisce subito un punto: la cabina di regia non è un’idea nuova nella storia cittadina. Ai suoi tempi si era provato a costruirla sulla base della legge regionale. Ma c’era un problema strutturale: mancava la cultura del turismo, mancavano professionalità diffuse e molti operatori restavano chiusi nel proprio “orticello”.
È qui che Bucci piazza la prima sentenza: il turismo non si fa a pezzi, non si fa a spinta, non si fa in modo disorganizzato. Si fa con una regia unica e soprattutto con un documento guida.
Un solo progetto, non cinque: “Trieste deve avere un piano del turismo”
Il concetto ritorna con forza: il progetto deve essere uno. Non può succedere che ognuno vada per conto proprio, che Comune, Camera di Commercio, Regione si muovano in direzioni diverse. Se il turismo è un ecosistema, deve avere una catena di comando e soprattutto una strategia condivisa.
Bucci non entra nel merito di chi dovrebbe redigerlo, ma è chiaro sul risultato: senza un piano, le energie si disperdono.
La tassa di soggiorno come tesoro (e come rischio): “se la disperdiamo, tutto va perduto”
Uno dei passaggi più sensibili della diretta è quello sui fondi. Bucci ricorda che ai suoi tempi l’assessorato era senza portafoglio: zero risorse e tante idee da far correre “a mani nude”. Oggi invece cambia tutto, perché l’imposta di soggiorno genera cifre importanti: parla di due milioni e mezzo, due milioni e quattro all’anno circa.
Ma non è un trionfo automatico. Per Bucci, anzi, è un bivio: o quei soldi diventano carburante strategico o si trasformano in una pioggia sottile che non cambia nulla.
Il punto centrale è drammaticamente semplice: se le risorse vengono frammentate, senza coordinamento e obiettivo, si bruciano.
Il pericolo “cassa comunale”: guai a usare quei soldi come tappabuchi
Bucci entra anche su un terreno delicato: il rischio che i fondi destinati al turismo vengano usati per necessità di bilancio comunale, soprattutto in un contesto in cui alcune aree drenano grandi risorse.
Il punto non è la polemica sugli assessorati, ma il principio: i soldi dell’imposta di soggiorno devono essere dedicati al turismo e basta. Se diventano un salvadanaio generico, la città perde un’occasione storica.
Crociere, presenze e il colpo del 2027: “ne risentiremo, è certo”
Quando Bucci parla di crociere, cambia tono: entra nel suo territorio. Ricorda una “fortuna” enorme, quasi un evento di marketing gratuito: 500.000 persone che hanno passeggiato in Piazza Unità grazie alle navi da crociera, senza investimenti economici diretti per attirarle.
Ma poi arriva la frase che suona come un avviso di burrasca: per un terzo delle presenze turistiche legate alla crocieristica, nel 2027 ne risentiremo. È un dato che Bucci dà come certo, legandolo anche alla perdita di presenze connesse a realtà specifiche, come la citata Norwegian Cruise Line che stazionava con imbarco e sbarco.
Non è panico: è programmazione. È il motivo per cui bisogna prepararsi prima.
“Il turismo si sposta in un attimo”: la concorrenza non aspetta Trieste
Bucci mette in guardia su un aspetto spesso sottovalutato: il turismo non è fedele per definizione. Va dove trova servizi, qualità, esperienza. Se la città non capisce il senso del turismo, se lo tratta come un incidente di percorso o come un fastidio, il turismo cambia rotta. E lo fa in fretta.
Qui torna la sua ossessione positiva: la programmazione è difesa e attacco insieme.
Destagionalizzazione: “Trieste deve lavorare 12 mesi”
Altro punto centrale: Trieste non può vivere solo nel tratto primavera-autunno. Bucci individua periodi di crisi in autunno e in pieno inverno, nei mesi gennaio-febbraio-marzo, escluso il momento natalizio che traina.
L’idea è semplice: bisogna costruire un sistema che renda Trieste desiderabile sempre, non a episodi.
Eventi sì, ma non spot: “non mi interessa la mostra che dura poco”
Bucci non demonizza gli eventi. Ma distingue tra evento spot e manifestazione ricorrente. La frase che resta è tagliente: non interessa l’evento che costa tanto e porta pubblico per un periodo limitato, poi muore. Serve qualcosa che ritorni, che entri nella mentalità del turista, che crei abitudine.
L’esempio è volutamente forte: l’ideale sarebbe “una Barcolana al mese”. È provocatorio, ma chiarissimo: un calendario stabile di eventi progettati da professionisti, capaci di valorizzare territorio e identità.
ISlow MTV e Team Tour: “si possono fare eventi enormi anche senza soldi pubblici”
Bucci rievoca episodi storici: Team Tour, ISlow MTV in Piazza Unità. Eventi giganteschi arrivati senza soldi pubblici, finanziati con sponsor e privati. E qui entra un’altra verità: fare eventi è possibile, ma serve fatica enorme, capacità di selezione e difesa dalle truffe, perché il mondo degli eventi è pieno di promesse e bidoni.
Questa parte della diretta è quasi una lezione: non basta dire “facciamo grandi cose”. Serve saperle fare davvero.
Il “compasso a 90”: la strategia per far restare il turista una settimana
La parte più originale dell’intervento di Bucci è il concetto del compasso a 90. Bucci dice: Trieste non è Rimini, non è una vacanza da spiaggia. In uno o due giorni uno può dire “l’ho vista”. E allora bisogna vendere un’esperienza più ampia.
Il compasso: mettere Trieste al centro della mappa, aprire un cerchio di 90 minuti, che è il tempo massimo per un’escursione giornaliera, e offrire al turista un pacchetto reale di possibilità. In quell’arco di tempo si arriva a Grado, si va in montagna, si tocca Austria, Slovenia, Croazia.
Trieste come hub, come base. Trieste come città in cui dormi una settimana e vivi molte realtà diverse. Non un’idea astratta: un modello.
“Partite subito”: la frase che chiude tutto
La conclusione di Bucci è un invito quasi urgente: partire subito. Perché il turismo corre, la concorrenza morde e Trieste non può permettersi di perdere il vantaggio acquisito.
La cabina di regia, per lui, è valida solo se produce un piano vero e veloce.
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