Corse e futuro incerto aLL'ippodromo, Ramazzina: “Decisioni prese a insaputa degli addetti” (VIDEO)
Nel corso della diretta serale di Trieste Cafe, l’imprenditore Riki Ramazzina ha ricostruito, passo dopo passo, ciò che sta accadendo all’ippodromo di Trieste, descrivendo un quadro che, nelle sue parole, rischia di trasformare una sospensione sportiva in una frattura più profonda: quella tra una struttura storica e la continuità reale della sua vita quotidiana. Il punto centrale, ribadito più volte da Ramazzina, è che non si parla solo di “corse sì o corse no”, ma di ciò che succede quando una macchina complessa smette di girare: cavalli, pista, cure, persone e competenze che, secondo l’ospite, non possono essere messe in pausa come si spegne un interruttore.
Cosa è successo: la gestione e le scelte raccontate da Ramazzina
Secondo quanto dichiarato in diretta da Riki Ramazzina (imprenditore), la società Nord Est Ippodromi, indicata dall’ospite come gestore dell’impianto per conto del Comune di Trieste, avrebbe in carico anche altri ippodromi. Ramazzina ha spiegato che la stessa società, per ragioni economiche e per una “mancanza di finanziamenti” che, nelle sue parole, sarebbe stata addotta dalla gestione, avrebbe dovuto compiere scelte drastiche, arrivando a “chiudere le corse a Ferrara”. Nel racconto di Ramazzina, questo passaggio non resta isolato, ma apre la strada a un riassetto complessivo che, sempre secondo l’ospite, ha portato le corse a finire “nel calderone” di Treviso, cioè dell’altro impianto gestito dalla stessa società.
Il nodo che pesa su Trieste: “Fermano le corse per il 2026”
Il punto più delicato, secondo Riki Ramazzina (imprenditore), è l’orizzonte temporale dichiarato: “A quanto so, loro dicono che fermeranno le corse per il 2026”, ha affermato in diretta. Ramazzina ha aggiunto che, sempre per quanto gli risulta, la prospettiva comunicata sarebbe quella di riprendere successivamente e “fare le corse” tornando a programmare le gare a Trieste l’anno dopo. Ma, nella lettura dell’ospite, la parola “stop” non ha un solo significato. Per Ramazzina lo stop non è un dettaglio di calendario: è un rischio di discontinuità che, se non governato, può diventare un punto di non ritorno, perché nel frattempo si spezza il ciclo operativo che tiene in piedi un ippodromo.
Il problema concreto: senza cure non si allena e i cavalli non restano
Ramazzina ha spostato subito la discussione sul terreno pratico, quello che non si risolve con una formula burocratica. Riki Ramazzina (imprenditore) ha spiegato che un cavallo, per essere allenato, ha bisogno di una pista curata con regolarità e di una struttura seguita “settimanalmente”, con interventi che fanno parte della normalità del lavoro. Nella sua ricostruzione, se l’organizzazione non ha più intenzione di garantire questa cura, allora “il campo di allenamento finirà” e, di conseguenza, si apre una domanda più pesante: dove stanno i cavalli, se non possono allenarsi in modo adeguato? Ramazzina ha chiarito che, senza la possibilità di correre e senza la possibilità di allenarsi, “non hanno nemmeno la possibilità di stare”, perché la gestione quotidiana del cavallo atleta non è compatibile con un contesto fermo e trascurato.
La questione della storia: “Dopo 140 anni” e un’identità che rischia di sfilacciarsi
Nel suo intervento, Riki Ramazzina (imprenditore) ha ricordato la lunga storia dell’ippodromo, citando “140 anni” come elemento che, per lui, impone cautela e responsabilità. Non è stata una frase buttata lì per nostalgia, ma un avvertimento sul peso simbolico e culturale di una struttura che, nella sua lettura, è parte della memoria cittadina e di una tradizione sportiva che non può essere ridotta a una riga di bilancio. Ramazzina ha parlato di “dispiacere enorme”, sottolineando che la situazione non riguarda solo lui: ha ricordato che ci sono persone che “hanno dedicato la vita” a quell’attività e che oggi vedono il rischio che “tutto va in fumo”. In questo passaggio, Ramazzina ha esplicitamente attribuito la deriva alla “malgestione”, definendola il fattore che, nella sua prospettiva, ha portato a un punto così critico.
Il rischio più grande secondo Ramazzina: il pretesto per dire “non serve”
Il timore di Riki Ramazzina (imprenditore) non si ferma al lato sportivo. In diretta, l’ospite ha detto chiaramente che una sospensione delle corse può diventare un assist perfetto per chi, domani, vorrà sostenere che “l’ippodromo non serve”. Ramazzina ha definito l’area un “polmone verde” e uno spazio che, nelle sue parole, “poteva dare tanto se era gestito nel modo più corretto”. Il senso di questo passaggio è netto: quando una struttura smette di essere vissuta, quando perde funzione e continuità, si crea un vuoto. E, nel vuoto, secondo Ramazzina, cresce più facilmente l’idea che quel luogo non abbia più una ragione d’esistere.
Pubblico e abitudini: la spiegazione di Ramazzina sul calo di affluenza
Sollevato dal conduttore Luca Marsi sul confronto tra il pubblico di decenni fa e quello di oggi, Riki Ramazzina (imprenditore) ha legato il calo a un cambiamento più ampio del mondo del gioco e delle scommesse. Ramazzina ha detto che, con l’avvento delle sale corse e con la moltiplicazione dei giochi, “si scommette a qualsiasi cosa” e questo ha eroso un rito che, un tempo, era anche sociale. Nella sua ricostruzione, non è solo un problema di interesse: è cambiata l’organizzazione delle corse, che non vengono più concentrate nella domenica, ma collocate “nei giorni secondo l’esigenza” del circuito nazionale. Ramazzina ha aggiunto che, quando le corse venivano fatte di domenica, “il pubblico ritornava”, indicando quindi un nesso tra giorno, abitudine e partecipazione. Nello stesso ragionamento, l’ospite ha sostenuto che la cura dell’impianto e il rispetto degli impegni di valorizzazione avrebbero potuto incidere sul modo in cui l’ippodromo viene percepito e vissuto.
Ministero e passi successivi: “Ci stiamo rivolgendo anche al ministero dell’Agricoltura”
Nella parte più operativa del suo intervento, Riki Ramazzina (imprenditore) ha ricordato che il settore dipende dal Ministero dell’Agricoltura e ha detto che si stanno muovendo anche su quel livello: “Ci stiamo rivolgendo anche al ministero dell’Agricoltura”, ha affermato, aggiungendo che intende “mettere alla luce alcuni punti” che, a suo giudizio, sarebbero stati trascurati e non colti da chi non è addetto ai lavori. Ramazzina ha dichiarato che farà la sua parte “per quello che posso”, rivendicando un ruolo attivo nel cercare chiarezza sui passaggi che, nel suo racconto, hanno portato Trieste a un’incertezza che oggi non riguarda più solo gli appassionati, ma l’immagine stessa di un luogo storico.
La posizione di Trieste Cafe in diretta: diritto di replica
Durante il confronto, il conduttore Luca Marsi (conduttore) ha precisato un punto di metodo: ha detto che la trasmissione è “a disposizione di eventuali repliche dell’organizzazione”, ribadendo in diretta il “diritto di replica”. È un passaggio che, nel contesto del tema, indica la volontà di mantenere aperto il confronto e di raccogliere eventuali chiarimenti o precisazioni da parte di chi è coinvolto nella vicenda.
Perché questa vicenda interessa la città
Il quadro descritto in diretta da Riki Ramazzina (imprenditore) mette insieme sport, lavoro e identità urbana. Se lo stop alle corse diventa reale, il tema non riguarda solo un calendario agonistico: riguarda la tenuta di una struttura che vive di continuità, di cura, di presenza e di un ecosistema fatto di persone e competenze. Ed è proprio questa la sostanza del messaggio lanciato da Ramazzina: quando si ferma l’operatività, il rischio non è soltanto perdere una stagione, ma perdere la percezione pubblica di un luogo che, secondo lui, può essere ancora una risorsa se gestito con responsabilità.
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