Salute mentale, «Cura è relazione, non contenimento»: Report indica Trieste come modello nazionale

Salute mentale, «Cura è relazione, non contenimento»: Report indica Trieste come modello nazionale

In un’Italia dove una persona su sei soffre di un disturbo legato alla salute mentale, dove le liste d’attesa si allungano e la carenza di operatori incide pesantemente sulla qualità dell’assistenza, la trasmissione Report ha scelto di raccontare non solo le criticità del sistema, ma anche ciò che funziona. E lo ha fatto indicando chiaramente Trieste e Gorizia come modello virtuoso di presa in carico territoriale nella salute mentale.

Il servizio andato in onda su Rai 3, dal titolo “Avrò cura di te”, ha messo in fila problemi noti e irrisolti: servizi pubblici sotto pressione, personale insufficiente, risposte spesso frammentate. Ma proprio nel finale dell’inchiesta, Report ha scelto di chiudere con un messaggio diverso, mostrando esempi concreti di salute mentale di comunità che esistono già e funzionano.

Tra questi, due residenze gestite dal Consorzio Il Mosaico: la Villetta e la Casetta, visitate direttamente dalla troupe. Non strutture chiuse o isolate, ma contesti abitativi aperti, inseriti nel tessuto sociale, dove le persone non vengono contenute bensì accompagnate in percorsi di autonomia, responsabilità e reinserimento.

Il principio è semplice e allo stesso tempo rivoluzionario rispetto a logiche ancora diffuse: la cura non è controllo, ma relazione. Lo ha spiegato chiaramente davanti alle telecamere Donatella Lah, operatrice del Consorzio e referente di area per l’Alto Isontino: “Agli utenti viene consegnata la chiave di casa: sono liberi di entrare e uscire quando vogliono. Questo significa superare una logica di controllo per favorire una reale crescita personale e un autentico percorso di autonomia”.

Le due strutture operano all’interno della convenzione con l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina, mostrando come la collaborazione tra servizio pubblico e cooperazione sociale possa produrre risposte efficaci, radicate nel territorio e orientate alla qualità della vita delle persone. Un modello in cui la competenza sanitaria si intreccia con il sapere educativo, sociale e comunitario.

Fondato nel 1994, il Consorzio Il Mosaico riunisce sei cooperative sociali attive nelle province di Gorizia e Udine nei settori della salute mentale, dell’assistenza, dell’educazione e dell’inserimento lavorativo. Da oltre vent’anni lavora su progetti personalizzati, valorizzando le risorse delle persone e delle comunità, promuovendo inclusione, diritti e cittadinanza attiva.

Il servizio di Report rilancia così un messaggio netto: investire sulla prossimità, sulla relazione e sull’integrazione dei servizi produce esiti migliori. Un messaggio rafforzato anche dalle parole del presidente del Consorzio, Luca Fontana, che interviene sul dibattito nazionale: “È necessario continuare a difendere e aggiornare la Legge 180, ma soprattutto applicarla pienamente e non in modo parziale”.

Fontana individua due fattori principali dietro i gravi fatti che hanno segnato il dibattito pubblico negli ultimi mesi: la carenza di personale, che porta a interventi sempre più rapidi e frammentati, e una lettura talvolta ideologica che fatica a riconoscere l’importanza della valutazione diagnostica nei casi più complessi. “Ricoveri e terapie farmacologiche non sono sinonimo di cattiva psichiatria se inseriti in percorsi riabilitativi personalizzati. La cura clinica e la riabilitazione sociale non si escludono: devono lavorare insieme”.

Un passaggio chiave riguarda anche l’integrazione tra soggetti diversi. “I dati ci dicono che dove il paziente è al centro, dove si cura la relazione, gli esiti sono migliori. La collaborazione tra pubblico e privato sociale è una leva decisiva: la cooperazione ha nel proprio DNA il prendersi cura delle persone e delle comunità”.

Il riconoscimento arrivato da una trasmissione di inchiesta come Report conferma che l’esperienza di Trieste e Gorizia non è un’eccezione casuale, ma il risultato di una visione precisa. Un altro modo di fare salute mentale è possibile: non basato sulla chiusura e sul contenimento, ma su fiducia, responsabilità, competenze integrate e comunità. Un patrimonio che, come mostrato in prima serata su Rai 3, non solo va difeso, ma consolidato ed esteso.